Il latte dei pascoli piace agli allevatori, cresce la produzione

Circa 8mila tonnellate stimate, con un potenziale di 31mila. L'analisi di Coldiretti: "Buona la risposta dei consumatori"

MANTOVA. Una produzione di quasi 8mila tonnellate concentrata tra Marmirolo e Goito. E un trend in costante crescita. La produzione di latte fieno, molto diffusa nei pascoli di montagna, sta conquistando gli allevatori mantovani.

Perché sembra che alimentare le vacche con erba fresca, fiori di campo e fieno, oltre a rendere il latte più gustoso, faccia bene anche ai bilanci dei produttori, che possono strappare quotazioni migliori. Secondo le stime di Coldiretti Mantova, che rappresenta 6 stalle su 10, i numeri sono in crescita: «Il latte fieno – spiega l’associazione – riguarda una produzione di latte di quasi 8mila tonnellate, poco meno dell’1% delle consegne totali della provincia. Se si considerano, però, le stalle che hanno adottato una razione alimentare a secco, cioè senza l’uso di insilati, e che, dunque, potrebbero destinare il proprio latte al segmento del latte fieno o alla produzione di Grana Padano da fieno, il numero aumenta di molto (tre stalle su dieci), con un potenziale di oltre 31mila tonnellate».

La concentrazione maggiore di stalle orientate all’alimentazione a secco è nel territorio tra Marmirolo e Goito e, più in generale, nell’area dei prati stabili, dove alcune latterie, fra cui la Latteria Marmirolese o la San Pietro di Cerlongo, hanno iniziato la sperimentazione di Grana Padano ottenuto con il latte da fieno. Con esiti positivi: «Senza dubbio è una nicchia di mercato, come il Grana Padano biologico, ma che ha ritmi di crescita non trascurabili» osserva Fabio Mantovani, vicepresidente dell’Associazione mantovana allevatori. «Un latte ottenuto utilizzando fieno ed erba medica è percepito dal consumatore come più naturale, molto spesso anche più di quello prodotto con un metodo di allevamento biologico – spiega Erminia Comencini, direttore di Coldiretti Mantova –. Per questo l’attenzione degli allevatori mantovani è sempre maggiore, anche per i risvolti positivi in termini di benessere animale».

L’addio all’insilato di mais o di altri cereali rivoluziona, inoltre, la gestione aziendale. Si può dire addio al carro per la miscelatura e la distribuzione del mangime, eliminando così i costi della macchina, della manodopera e del carburante agricolo. E poi c’è la questione dei prezzi. Non tutti i trasformatori riconoscono al momento una valorizzazione del latte da fieno, ma c’è chi è intenzionato ad assicurare almeno il 10% in più. In Italia manca una quotazione di questo latte, per cui in qualche caso il riferimento è il prezzo rilevato in Austria, dove il latte fieno, dal marzo 2016, ha ottenuto il marchio europeo di Specialità tradizionale garantita(Stg). Lo scorso gennaio, in Austria, i prezzi del latte bio “senza latte fieno” erano di 47,58 euro al quintale (fonte: Clal.it), in crescita del 10,06% rispetto allo stesso mese del 2017. I prezzi del latte biologico “con latte fieno” rilevati a gennaio erano di quasi cinque euro più alti: 52,44 euro. Cifre che spiegano l’interesse degli allevatori.

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