Riapre lo storico “Ai Garibaldini”

Dopo tre anni di chiusura torna a funzionare il ristorante di vicolo San Longino

MANTOVA. Un pezzo di storia gastronomica mantovana ha riaperto i battenti. Da circa tre anni il portone del ristorante Ai Garibaldini non vedeva passare clienti, ora un gruppo di soci - con alla testa Claudio Badalucco e, sempre nello staff, Danilo Ferraro, Eugenia Di Maiolo e Tatiana Deli - ha rilevato l’attività, puntando al rilancio di quello che fu il primo ristorante mantovano, e uno dei primi in Italia, ad ottenere una stella Michelin.

Badalucco non è un nuovo arrivato nel panorama della ristorazione cittadina: per sei anni, infatti, con la figlia Silvia, il genero Matteo e la moglie Sabina, ha guidato l’Osteria dell’Oca di via Trieste, raccogliendo la preziosa eredità del Baffo Ghidetti. «Proprio il Baffo - racconta Badalucco - mi ha sostenuto in questa avventura, prima che venisse purtroppo a mancare. Devo ringraziare anche Raffaele Ampolini, il proprietario del locale, per averci dato questa possibilità».

Se all’Oca - che resterà aperta - la linea di cucina, e non poteva essere altrimenti, è schiettamente mantovana, in vicolo San Longino cosa accadrà? A dettare la linea ai fornelli c’è Davide Rangaioli: scuola alberghiera a Chievo (intitolata peraltro ad Angelo Berti, il fautore del celebre pranzo del 1961 a palazzo Te per la mostra del Mantegna), esperienze in giro per l’Europa e, da ultimo, il Caffè Dante Bistrot a Verona. «Sarà cucina mantovana, ma anche sperimentale - spiega il cuoco -: faremo tutto in casa, dalla pasta tirata a mano ai dolci, con in testa un Bronte Dop. Avremo un po’ di mare, con un gran piatto di crudità, alcuni primi con la pasta da farina di grano arso, selezioni di carni italiane ed estere. Un piatto che mi distingue? Il timballo freddo di broccoli con cannoli di pasta fillo».


Uno dei punti di forza dei Garibaldini è sempre stato il gradevole cortile interno, che già ha cominciato a funzionare. «Qui il target di clientela sarà diverso rispetto alla trattoria - sottolinea Badalucco -. Continueremo a utilizzare le sale superiori per banchetti e comitive, e le attrezzeremo meglio come sale convegni. Da questo punto di vista, torneremo a essere la sede storica del Lions club. E la posizione centralissima è l’ideale per accogliere i turisti». Non resta che affrontare la prova del pubblico. Il locale resta chiuso al mercoledì.
 

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