Mantova, Belleli ribatte ai sindacati: qui sicurezza sul lavoro prima di tutto

L’amministratore delegato Paolo Fedeli: «Sono attacchi politici. Ecco investimenti, certificazioni e incentivi mirati»

MANTOVA. «Se ci fosse un presidio davanti a ciascuna delle aziende dove ci sono stati i cinque morti dall’inizio dell’anno, parteciperei anch’io. Ma sfido chiunque a dire che in Belleli la sicurezza non viene al primo posto, prima di efficienza, produttività, profitti, prima di tutto». L’amministratore delegato Paolo Fedeli  non ci sta a vedere Belleli Energy dipinta dai sindacati come l’azienda che relega in secondo piano la sicurezza sul lavoro, al punto da aver organizzato ai suoi cancelli il presidio del 16 maggio.



Non è solito rispondere agli attacchi a mezzo stampa, ma questa volta è diverso: «Come imprenditore e come padre - chiarisce - sento l’obbligo morale verso le famiglie dei ragazzi che stiamo assumendo, di raccontare come stanno le cose: si vuole connotare in modo non veritiero un’azienda che al contrario sta offrendo opportunità di crescita e stabilizzazione sul territorio. E non lo fa con compromessi e scorciatoie su salute e sicurezza». Già, le nuove leve: «Negli ultimi dodici mesi abbiamo assunto a tempo indeterminato 20 giovani - racconta - Grazie al via libera arrivato lunedì dall’Ufficio provinciale del lavoro altri 11 ragazzi nei prossimi 5 mesi e mezzo svolgeranno tirocini formativi e con ogni probabilità verranno stabilizzati. Si tratta di diplomati in istituti tecnici o professionali, che abitano in un raggio di 20 chilometri e hanno già svolto da noi un progetto di alternanza scuola-lavoro».

A riprova di quanto dice, l’ad ci accompagna nei capannoni dove i 20 neo-assunti sono impegnati nelle prime saldature: «Non posso accettare - aggiunge - che i loro genitori abbiano anche solo il dubbio che debbano correre dei rischi per avere un lavoro stabile». Anche se indossano tutti i dispositivi di sicurezza e attorno nulla è lasciato al caso, è chiaro che svolgono mansioni non proprio esenti da pericoli, osserviamo. «Per il tipo di lavorazioni, questo stabilimento - risponde Fedeli - è per sua natura a rischio ed è per questo che le procedure sono più stringenti che altrove, non solo per obbligo di legge ma perché per l’azienda la sicurezza non è un bene sacrificabile rispetto a tempi, produttività o resa economica. E’ la base del lavoro e le commesse vengono in seconda battuta».

Fedeli entra quindi nel merito delle misure adottate in via Taliercio. «Infrastrutture, procedure di lavoro, comportamenti dei singoli: è solo dalla sintonia di questi tre aspetti che si riduce il rischio. Le morti bianche avvengono quando anche solo uno viene meno». Capitolo infrastrutture e standard di sicurezza: «Abbiamo ereditato un lungo elenco di investimenti mai fatti e oggi siamo già a cifre a sei zeri. Non solo: abbiamo deciso di stipulare un contratto con Ats (lo stesso ente chiamato poi alle ispezioni) per la certificazione di impianti e infrastrutture».

Procedure di lavoro: «C’è un team di ingegneri preposti a calcolare qualsiasi aspetto legato a movimentazioni di pesi e processi produttivi». Infine l’errore umano: «Quando siamo arrivati in Belleli i dispositivi di protezione base come caschi, guanti o occhiali erano una chimera, stiamo lavorando molto su questo aspetto per evitare anche infortuni minori che possono verificarsi come bruciature o schegge nell’occhio. Oggi la regola assoluta è “Safety first” e per incentivarla abbiamo promosso il sistema Zero Infortuni, sperimentato nel 2017 e rilanciato nel 2018». Se nel corso dell’anno non vi sono infortuni tutti i 320 dipendenti hanno diritto a un incentivo di 500 euro, in caso contrario chi ha provocato l’incidente perde il premio che agli altri viene ridotto di 100 euro.

E allora, chiediamo, le proteste? «Secondo me si tratta di prese di posizione politiche - risponde - Le rimostranze nascono perché tra gli obblighi del datore di lavoro c’è la sanzione per comportamenti non in linea con le direttrici sulla sicurezza, di fronte alle quali i lavoratori sono tutti uguali. Insomma l’intoccabilità del rappresentante sindacale non esiste: se si fa male è prima di tutto un lavoratore». Il riferimento è a un caso finito davanti al giudice del lavoro, ma Fedeli non ha dubbi: «Se qualcuno non è d’accordo con questo principio... fa politica».
 

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