La rotta di Apam: autobus a metano anche fuori città

Parla il neo amministratore delegato Garatti. Il 25 maggio la presentazione di 22 nuovi mezzi

MANTOVA. La loro nota arancione (o blu) passa quasi inosservata, diluita com’è nel paesaggio urbano, degli autobus ci si accorge quando si è incolonnati o ci si sale sopra. Ma anche ad accorgersene, è impossibile cogliere la complessità organizzativa che sta dietro al singolo mezzo condotto dal singolo autista. Un sistema d’ingranaggi e incastri che ogni giorno mette in strada e muove circa trecento autobus, come fossero altrettante pedine di un gioco da tavolo, con tutte le variabili del caso: dal traffico alla sfortuna. Parola di Claudio Garatti, direttore di Brescia Trasporti e amministratore delegato di Apam, nel settore da 35 anni. Un veterano. Il 25 maggio alle 11 l’azienda presenterà 22 nuovi autobus nel cuore di ciottoli di Mantova, piazza Sordello: l’appuntamento offre l’occasione per un confronto largo.



Garatti, facciamo il punto su flotta e investimenti. Quali autobus presenterete oggi e di quanto abbasseranno l’età media del parco?

«Cinque sono urbani a metano e dieci interurbani a gasolio. I restanti sette? Interurbani a metano, e questa è la vera novità. Il mercato si sta svegliando adesso e cominciano ad arrivare sul mercato anche questi mezzi. A incoraggiarne l’acquisto, per noi, la presenza di due impianti interni per il rifornimento nei capolinea di Brescia e Mantova. O meglio, a Brescia c’è già, a Mantova è in fase di realizzazione. L’età media della flotta si è abbassata complessivamente a 8,35 anni, molto meglio del dato nazionale che si avvicina a 11. La spesa per questi ventidue nuovi autobus è di 5 milioni di euro, di cui 2 di finanziamento regionale. Da qui al 2020 la flotta urbana si arricchirà di altri ventidue mezzi nuovi a metano».

Ecco i nuovi autobus a metano di Apam


Perché il metano e non l’elettrico?

«Vent’anni fa il metano era l’unica alternativa al consumo di gasolio, e ancora oggi, dal punto di vista dell’emissione d’inquinanti, il differenziale resta spaventoso, dal 54 al 65%. Vero, il mezzo integralmente elettrico non emette alcun tipo d’inquinante durante la marcia, ma le questioni sono a monte – com’è stata prodotta l’energia? – e a valle. Il problema è lo stoccaggio dell’energia elettrica, le batterie sono pesanti e ingombranti, oltre che costose, e, soprattutto, si esauriscono nel giro di qualche anno. Smaltimento e rigenerazione sono processi inquinanti. Considerando che il metano lo si può avere attraverso il riciclo della frazione organica dei rifiuti, senza inquinare, è assumibile che, allo stato attuale e nel suo ciclo completo, un mezzo a biometano abbia lo stesso impatto ambientale di uno elettrico».

Nel 2021 è fissata la prima gara per l’assegnazione del servizio urbano e interurbano del bacino extralarge di Mantova e Cremona. Un boccone grosso che ecciterà l’appetito di tanti concorrenti agguerriti. La prospettiva vi spaventa?

«No, l’aggregazione tra Atb Mobilità Bergamo, Brescia Mobilità e Ferrovie Nord Milano (che diventeranno proprietarie di Ntl con partecipazioni paritarie, ndr), va proprio nel senso di un irrobustimento del sistema rispetto ai competitor dalle spalle grosse. In questo modo Apam esercizio, partecipata al 45% da Ntl, avrà un motore ben potente. Ci stiamo preparando alla gara così, attraverso una strategia di aggregazione funzionale a fare sistema e diminuire i costi».

Proprio in questi giorni i dipendenti Apam stanno votando per il rinnovo delle rsu, i delegati sindacali interni. Come sono le relazioni sindacali in azienda?

«Per sei anni ho gestito i rapporti con i sindacati per conto di Medeghini (il precedente amministratore delegato, ndr) e posso dire che rispetto a Brescia non c’è armonia tra le diverse sigle e, soprattutto, da parte sindacale c’è una grossa diffidenza nei confronti dell’azienda. Difficile capire da dove nasca, forse da situazioni molto antiche, sta di fatto che non si riesce a promuovere un tavolo concertativo, in questi anni abbiamo firmato pochi accordi e di scarso spessore. Mi piacerebbe scardinare questo sistema, fatto di liti e denunce, perché credo che le cose concertate portino lontano mentre quelle imposte con gli ordini di servizio no. Vorrei far crescere il senso di appartenenza ad Apam, dove si trovano professionalità di alto livello».



Nei mesi scorsi la Gazzetta ha scritto delle contestazioni mosse ad Apam dall’Ispettorato del lavoro di Mantova: l’azienda avrebbe applicato delle norme sbagliate per il calcolo dei turni, danneggiando un centinaio di autisti che adesso vantano un credito di almeno 200mila euro per straordinari e riposi compensativi negati. Che sviluppi ci sono?

«Siamo ancora in alto mare. Apam sta applicando le stesse norme che si applicano in tutta Italia, norme che recepiscono un regolamento europeo. Il tema è di livello nazionale, non è un caso che nel ricorso regionale ci rappresenti un esponente di Asstra, la nostra associazione datoriale. Di errori ne possono sempre succedere, ma da qui a dire che Apam non rispetta le norme ne passa».

Comuni e scuole dell’Alto Mantovano chiedono nuove linee. Si può fare?

«Si tratta di richieste legittime, rispetto alle quali è in corso un’analisi per trovare una soluzione compatibile con le risorse. Al tavolo del confronto non siede soltanto Apam, le cui valutazioni sono di carattere tecnico e organizzativo, ma anche l’Agenzia per il trasporto pubblico locale di Mantova e Cremona, che verifica se ci sono le risorse e se è corretto investirle, secondo una visione di bacino».

Metta in fila due impegni per il futuro.

«La mia nomina è nel segno della continuità. M’impegno, quindi, a proseguire nel rinnovamento della flotta e a scardinare questo sistema d’opposizione sindacati-azienda».
 

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