Manca ancora la Via. La cartiera partirà non prima del 2019

Pro-Gest attende per l’estate la conferenza dei servizi. In ballo la quantità di carta da produrre per stare sul mercato

MANTOVA. Giornata di riflessione, quella di ieri, sabato 26 maggio, per i comitati anti inceneritore dopo la sentenza del Tar che ha azzerato tutti i ricorsi contro la riapertura della cartiera ex Burgo ora del gruppo Pro-Gest. C’è da decidere se fare ricorso al Consiglio di Stato oppure lasciar perdere e consentire all’azienda di andare avanti con i lavori propedeutici all’avvio della produzione di cartone ondulato. Tra gli anti inceneritori i più decisi verso il ricorso sono i partiti, e cioè Forza Italia, Lega e Cinque Stelle, mentre le associazioni e i comitati ambientalisti (Italia Nostra e Isde su tutti) sono più cauti.


IMPATTO AMBIENTALE. Mentre gli oppositori riflettono sul da farsi, Pro-Gest va avanti con il suo progetto di riavvio, anche se non tutto è ancora scontato. In ballo c’è ancora la valutazione di impatto ambientale avviata nell’ottobre scorso che, di fatto, è ancora lontana dall’essere conclusa. Alla Via è legata la speranza dell’azienda di ottenere l’ok a produrre il quantitativo previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale 2016, poi dimezzato per far sì che i Comuni di Mantova, Porto Mantovano, San Giorgio e Borgo Virgilio e il Parco del Mincio ritirassero i loro ricorsi al Tar.

CONFERENZA DI SERVIZI. In pratica, Bruno Zago, mente e guida del gruppo trevigiano, spera di poter produrre nello stabilimento di via Poggio Reale le iniziali 1.159 tonnellate al giorno di carta per l’ondulato, la quantità che renderebbe economicamente sostenibile la cartiera. Mentre si è già messo il cuore in pace circa il dimezzamento della capacità dell’inceneritore di bruciare rifiuti (39.480 tonnellate all’anno contro le 80mila autorizzate inizialmente) e il divieto di incenerire quelli provenienti da altri stabilimenti del gruppo. La conferenza di servizi che dovrà decidere sul raddoppio della produzione non è ancora stata fissata. Questo perché recentemente sono cambiate le norme e la conferenza non si fa più all’inizio del procedimento, ma alla fine, quando gli enti hanno esaminato tutti i documenti dell’industria, comprese le integrazioni eventualmente richieste. Ed è quello che sta succedendo in questo caso.

IL PUNTO. L’azienda ha fatto domanda di Via alla Provincia nell’ottobre 2017 e ha inviato tutta la documentazione tra marzo e aprile di quest’anno, compresa quella relativa alla valutazione di impatto sanitario limitatamente all’inceneritore. I vari enti hanno richiesto un’integrazione documentale sulla Vis anche per la produzione, consegnata dall’azienda attorno alla metà di maggio. Da quel momento sono scattati i 30 giorni in cui gli enti possono chiedere altra documentazione, a cui segue il tempo concesso a Pro-Gest per produrla. Entro l’estate potrebbe tenersi la conferenza.

LA TEMPISTICA. Sovrapposta alla procedura di Via e di Vis c’è quella per il rilascio dell’Aia che comporterà ulteriore tempo. Insomma, se tutto andrà per il meglio in autunno inoltrato o al massimo entro l’anno si sarà concluso il procedimento di Via e di Aia. Nel frattempo, l’azienda può andare avanti con i lavori di preparazione del sito produttivo in base all’autorizzazione ambientale ottenuta nel 2017, con l’obiettivo ragionevole di avviare la produzione nei primi mesi del 2019.

LA PROCURA. Sempre che, nel frattempo, non arrivino sorprese dall’indagine aperta dalla procura per abuso d’ufficio e falso ideologico. Nel mirino, dopo i vari esposti, sono finiti l’ex dirigente della Provincia Giancarlo Leoni, che diresse la conferenza di servizi da cui scaturì l’Aia 2016 e i vertici di Pro-Gest, Bruno e Francesco Zago.
 

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