A caccia di memoria, per non dimenticare i caduti in Macedonia

Via al progetto mantovano “In ricordo della 35ª Divisione”. Tra i promotori c’è Battisti, ex comandante in Afghanistan

MANTOVA. Parte da Mantova, e ormai ha dimensioni regionali, il progetto “In ricordo della 35esima divisione”. Appassionati di storia, ricercatori, ex militari, insieme in modo del tutto volontario per mantenere vivo il sacrificio di tanti giovani soldati caduti nel primo conflitto mondiale sul fronte macedone. Finiti nel dimenticatoio della storia e nell’oblio della nazione. La morte accomuna tutti, ma c’è chi riposa nei sacrari militari italiani come Redipuglia o Asiago e chi invece giace dimenticato in terra straniera. È il caso delle migliaia di caduti, una trentina mantovani, appartenenti a quel corpo di spedizione inviato a bloccare l’espansione degli Imperi centrali nei Balcani.

«Le commemorazioni per il centenario della Grande Guerra hanno completamente ignorato il fronte macedone, dove le truppe italiane combatterono a fianco degli alleati francesi, inglesi, serbi, greci e russi contro le forze austro- tedesche, bulgare e turche» spiega Fabio Cotifava, commercialista mantovano tra i promotori. Molti mantovani erano arruolati nella 35esima divisione, inquadrata in quella che venne definita Armata d’Oriente. E non pochi lasciarono la vita nelle trincee e sulle montagne della Macedonia. L’elenco a fianco riporta il nome dei militari mantovani sepolti nel cimitero di Salonicco compresi nella lista ufficiale dei 2.756 nomi fornita dall’ambasciata di Atene.

A questi sono da aggiungere 468 ignoti, per un totale di 3.224 caduti. Un altro piccolo cimitero è a Sofia con 170 salme, dove non compaiono soldati mantovani. «Nei 36 mesi trascorsi in questo fronte orientale lontano dalla madrepatria, le truppe italiane oltre a battersi con valore si prodigarono a favore della popolazione, come nel devastante incendio di Salonicco dell’agosto 1917» ricorda Gianluigi Ferrari, alpino lodigiano, appassionato di memorie, componente del gruppo. Come vuole il cliché dell’umanità del soldato italiano, negli ospedali militari vennero curati anche feriti civili.

Arruolate nel progetto anche Paola Chiesa, docente pavese, cavaliere al merito della Repubblica a soli 38 anni, per le numerose ricerche e pubblicazioni storico-militari e Caterina Moccia, presidente provinciale dei mutilati e invalidi di guerra, già vicepresidente nazionale dell’associazione. Il testimonial più noto è però il generale di corpo d’armata Giorgio Battisti, neo congedato dall’Esercito, già prestigioso comandante in Afghanistan e delle forze Nato.

Il progetto è quello di un viaggio della memoria nella primavera del 2019 nei luoghi dove i combattimenti furono più cruenti, per omaggiare i caduti nei cimiteri e allacciare relazioni con la popolazione locale. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio dell’Agenzia nazionale per la promozione del turismo della Repubblica di Macedonia. Ora sono in corso contatti con altri enti e istituzioni in Italia, in Grecia e Bulgaria. Il primo step organizzativo è una lettera ai sindaci di tutti i Comuni di origine degli oltre 3mila caduti identificati della divisione per avere collaborazione nel ricercare, contattare e coinvolgere le famiglie d’origine. Già attivo un sito a cura del gruppo: frontemacedone.com. Per chi volesse collaborare o fosse alla ricerca di un bisnonno sparito nel massacro, la mail è armataoriente@gmail.com

Vincenzo Dalai
 

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