Pulizie di primavera a Palazzo Cavriani: «Lavori entro l’anno»

I nuovi proprietari invitano il Comune per un giro informale. «Cosa ci faremo? Stiamo lavorando con la Sovrintendenza»

Mantova, ecco Palazzo Cavriani ripulito

MANTOVA. «Non sarà un museo né un supermercato» concede Bruno Francescon alla curiosità del cronista. E fin qui. Che la soluzione sarebbe stata residenziale, lo si era intuito subito, appena gli acquirenti di Palazzo Cavriani erano usciti allo scoperto. Alla sesta asta, col prezzo precipitato da 11 a 1,7 milioni, il palazzo è diventato proprietà della società Ethos, creata apposta per l’operazione. Ethos il cui significato originario era “il posto da vivere”.

Hai voglia di abitare i 12mila metri quadrati di questo palazzo settecentesco, costruito sulle pietre e la memoria di quello duecentesco, un’esibizione barocca di potere e prestigio sociale. Che non lo terranno sottochiave i nuovi padroni lo dimostrano con un gesto di garbo istituzionale, invitando il Comune per un giro al piano nobile, ripulito dal guano dei piccioni e dai segni dell’abbandono. E già questa è una buona notizia.

La delegazione è formata dal presidente del consiglio comunale Massimo Allegretti, dalla sua vice Maddalena Portioli e dai consiglieri di minoranza Alberto Grandi e Alessandra Cappellari (che è pure consigliera al Pirellone): ad accoglierli ci sono i due soci Stefano Morbio e Matteo Bacchi e, in rappresentanza della famiglia Francescon, Bruno, fratello di Daniele e cugino di Mauro, gli altri due soci di Ethos.

A raccontare del gusto di Alfonso Torreggiani, l’architetto bolognese incaricato dai Cavriani di costruire il palazzo nel 1734, c’è Alessandra Moreschi del Fai. Una visita informale, che diventa presto sorridente: Allegretti si fa interprete del sollievo del Comune per la mantovanità dei nuovi proprietari, che non si muovono con passo da padroni ma con occhio ancora rapito dalla bellezza dei saloni. Bellezza più forte delle rughe profonde del tempo, esaltata dalla stratificazioni dei muri, dalle aggiunte e dalle sottrazioni.

«Entro l’estate contiamo di svelare il progetto, ed entro la fine dell’anno di cominciare i lavori. Sovrintendenza permettendo» stima Francescon. Al momento di ostacoli non ce ne sono – al contrario, Bacchi riferisce di un rapporto di collaborazione con il sovrintendente Barucca – ma la storia del palazzo impone premura. «Se hanno autorizzato la domus in piazza Sordello, qui dentro dovrebbero concedervi di farci le Torri Gemelle» non si trattiene Grandi.

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