La neonata nata dalla mamma in coma mangia. E ha anche un nome: Vittoria

La piccola ricoverata in Patologia Neonatale viene nutrita con il latte donato da altre mamme. La madre è invece ancora in gravi condizioni. Padre e nonni tra gioie e paure

MANTOVA. Non è ancora totalmente fuori pericolo ma i medici sono fiduciosi. È vispa e sgambetta nella sua culla termica della Patologia Neonatale del Poma dall’alto del suo chilo e mezzo scarso fatto registrare alla nascita. In queste ore ha iniziato anche a mangiare, nutrita con l’alimento materno donato da altre mamme e fatto arrivare dalla banca del latte di Milano.



L’hanno chiamata Vittoria, nome più che mai azzeccato e da solo in grado di raccontare questa eccezionale battaglia per la vita che ha visto madre e figlia lottare insieme per otto lunghi mesi. Sono stabili le condizioni di salute della neonata partorita alla 32esima settimana di gravidanza dalla casalinga di 33 anni di Mantova in coma da quasi quattro mesi per una grave forma di encefalopatia post anossica sopraggiunta in seguito a un arresto cardiaco avvenuto al terzo mese di gestazione.

Ma se la piccola prosegue il suo lento cammino verso lo scioglimento della prognosi, restano invece gravi le condizioni della madre, ritornata in unità di terapia intensiva coronarica subito dopo il parto eseguito con taglio cesareo da un’équipe composta da una trentina di professionisti tra medici, infermieri e tecnici.

È costantemente monitorata e nei prossimi giorni i cardiologi decideranno se e quando intervenire per impiantarle, eventualmente, un defibrillatore che possa mantenere regolare il battito cardiaco scongiurando così il pericolo di un nuovo arresto.

Non sa ancora di essere diventata mamma: ormai da mesi non comunica, ogni tanto apre gli occhi ma secondo i sanitari è impossibile capire se abbia avuto coscienza di quanto le sia capitato. A sapere tutto sono invece il padre della neonata, che fa il muratore, e i nonni, ai quali poche ore dopo il parto è stata fatta vedere la bambina. In tutti questi mesi non hanno mai mollato, cercando di stare il più possibile vicino alla gestante, che nonostante il suo stato di salute è riuscita a portare quasi a termine la gravidanza. E tutto senza rendersene conto, sorretta da medici e infermieri e dal suo istinto materno.

«Considerate le condizioni della paziente – dicono al Poma – è stato fatto un lavoro eccezionale. Un cesareo elaborato e complesso, con una procedura di anestesia davvero complicata. La prosecuzione della gravidanza, con tutte le terapie a cui è stata sottoposta la gestante ha davvero dell’incredibile. E di tutto questo l’intero ospedale è orgoglioso».

L’intervento è risultato particolarmente difficoltoso a causa della posizione della donna: la sua malattia determina una contrazione degli arti ed è stato necessario procedere con un’anestesia loco regionale (spino epidurale) per salvaguardare la salute della mamma e della piccola. Ora, filtra ancora dall’ospedale, bisogna solo attendere. Ancora qualche ora per dichiarare fuori pericolo la bambina e un periodo certamente più lungo per valutare la ripresa della mamma.


 

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