No alla Grande Mantova. Il comitato: «Un’illusione»

I tredici firmatari: «Dalla fusione problemi e nessun vantaggio economico certo». L’appoggio della Lega: «I consiglieri del movimento chiamati a sostenere il no»

MANTOVA. Grande Mantova? Un’illusione nata da una visione favolistica della fusione tra Comuni. La pensano così i tredici componenti del Comitato per il “no” alla Grande Mantova che si è presentato stamattina, 22 giugno. Un comitato che si proclama trasversale, sia dal punto di visto amministrativo sia da quello politico, ma che accoglie con favore l’assist della Lega: alla conferenza stampa di ieri erano presenti il segretario provinciale Antonio Carra, e Adriano Cattaneo, responsabile enti locali del movimento.

Due gli obiettivi dichiarati: promuovere la causa del “no” in caso di referendum e coordinare le attività degli altri comitati che nasceranno nei comuni interessati al progetto di fusione. «La Grande Mantova – ha spiegato il portavoce Romano Bondavalli – realizzerebbe, senza alcuna progettualità, un unico enorme comune di oltre 263 chilometri quadrati e di soli 104mila abitanti. Sarebbe, quindi, uno smisurato aggregato urbano, più grande di Milano, senza identità, nel quale i paesi diventerebbero anonime periferie». Con tutti i problemi del caso: secondo il Comitato, per gli abitanti di Curtatone, San Giorgio, Borgo Virgilio e Porto Mantovano, diminuirebbero, come risultato della razionalizzazione, i servizi loro offerti e, al tempo stesso, imposte locali e tariffe verrebbero, invece, livellate verso l’alto. Oltre a questo, c’è il timore che i problemi delle loro comunità si perderanno tra le pieghe della burocrazia di un ente «elefantiaco». Tra gli altri aspetti negativi la perdita di un rapporto diretto, o comunque facilitato, con gli amministratori.


I promotori del “no” alla fusione, favorevoli alle unioni tra comuni e alle convenzioni per mettere in rete i servizi, smontano anche i vantaggi evidenziati dai sostenitori della Grande Mantova: «Sono del tutto incerti – ha detto Bondavalli – e comunque irrisori. La legge attuale prevede l’arrivo di un massimo di 2 milioni l’anno per dieci anni. Ma non c’è nessuna garanzia. E comunque, mancando un progetto, è facile prevedere che i pochi vantaggi economici andrebbero in larga parte a beneficio della città».

Sulla mancanza di un progetto si è soffermato l’ex sindaco di Curtatone Antonio Badolato: «Ci apprestiamo a una fusione senza un piano scientifico. Corriamo il rischio di creare una struttura burocratizzata senza economie di scala. Non ha senso perché i nostri Comuni funzionano in modo egregio». Una questione di praticità e non di campanilismo anche per il leghista Carra, che spingerà «tutti i consiglieri del movimento a sostenere l’iniziativa del comitato». E questo nonostante i temporanei alleati di governo pentastellati si stiano battendo, almeno qui nel Mantovano, per la fusione. «Ma questo – ha ribattuto Carra – è un argomento fuori dal contratto».
 

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