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Binari per Milano. Il Consiglio di Stato sblocca i fondi per il raddoppio

Superato il no della Consulta, ma serve l’ok del Governo. Colaninno del Pd: ho già informato il vice premier Di Maio

Sandro Mortari
2 minuti di lettura



MANTOVA. Il Consiglio di Stato arriva in soccorso dei pendolari della linea ferroviaria Mantova-Milano e ridà slancio al lavoro svolto dal governo di centrosinistra nella scorsa legislatura per migliorare il collegamento.

Un parere del Consiglio di Stato, richiesto da Gentiloni, offre l’assist per riaprire la partita - altrimenti chiusa - dei soldi di Rfi destinati, nel contratto di programma 2017-2021, al raddoppio dei binari tra Mantova e il capoluogo meneghino.

Quei fondi, ben 310 milioni di euro per finanziare i lavori del primo lotto che avrebbero dovuto partire nel 2019 da Mantova, erano stati congelati nell’aprile scorso da una sentenza della Corte Costituzionale a cui si era appellata la Regione Veneto quando aveva saputo che il Governo aveva stanziato, motu proprio, 15 miliardi di euro spendibili per le infrastrutture entro il 2020.

La Consulta aveva accolto l’osservazione dei veneti e ammesso che il Governo aveva fatto tutto senza interpellare le Regioni e, quindi, aveva mancato di sussidiarietà. Dopo quella sentenza Gentiloni aveva chiesto un parere al Consiglio di Stato sul decreto del suo governo. «Il 7 giugno scorso - spiega il deputato del Pd Matteo Colaninno che, assieme al sindaco di Mantova Palazzi, tanto si è speso in questi anni per ottenere quei fondi - la sua sezione consultiva per gli atti normativi ha dato parere favorevole allo schema di decreto predisposto dal Governo con cui venivano stanziati i fondi per le ferrovie, compresi i nostri 310 milioni di euro. Ciò significa che quei soldi ci sono e sono in sicurezza, disponibili per i lavori di raddoppio della linea Mantova–Milano».

Per utilizzarli, però, mancano due passaggi fondamentali. Serve che le commissioni infrastrutture di Camera e Senato esprimano un parere favorevole, anche se non vincolante, e, «soprattutto - spiega Colaninno - che l’attuale Governo e le Regioni coinvolte sanino ex post la ferita con un’intesa di sussidiarietà». In pratica, bisogna che il Parlamento dia l’ok al premier Conte e alle Regioni di sedersi ad uno stesso tavolo per trovare un accordo su come spendere quei soldi. «Con il governatore della Lombardia Fontana ho già parlato - dice Colaninno - e in lui ho colto molta disponibilità e il desiderio di spingere per arrivare al raddoppio della linea».

La parte più dura, però, sarà convincere il governo Cinque Stelle-Lega ad aprire le trattative con le Regioni: «Io - annuncia Colaninno - ho già informato il vice presidente del consiglio Di Maio e a breve avrò un incontro politico e tecnico con il ministero delle infrastrutture e trasporti per affrontare il problema». E insiste: «Il deficit di chiamata in sussidiarietà eccepito dalla Regione Veneto può essere sanato dal Governo. Questa è una novità molto importante. Il Consiglio di Stato, dunque, ha riconosciuto la correttezza dell’operato del Governo di centrosinistra e ha detto che la sentenza della Corte Costituzionale si può superare anche adesso». Basta la buona volontà. —
 

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