Ossa umane nel fondo agricolo. «Ma risalgono a decenni fa»

Indagini in corso dopo la macabra scoperta da parte del custode del terreno. Un morto della guerra o del Risorgimento? Un mendicante? Aperta ogni ipotesi 

RODIGO (RIVALTA). Macabra scoperta nelle campagne di Rivalta. Lunedì mattina, nel fondo agricolo Rocca Bertana, sono state rinvenute delle ossa umane, tra cui un frammento di bacino ed alcuni resti che a prima vista sembrano essere due tibie e due peroni. Il ritrovamento è stato fatto dal custode del terreno, Antonio Deangeli.

L’uomo stava percorrendo il vialetto che porta alla corte, quando si è accorto che dal margine del sentiero facevano capolino alcune ossa. Molto probabilmente i resti sono riemersi dal terreno in seguito ad alcune piogge torrenziali, abbattutesi su Rivalta la scorsa settimana. Le precipitazioni hanno eroso il fondo sabbioso della stradina sterrata che costeggia i campi di frumento e granoturco, svelando un segreto a lungo custodito nelle viscere del sottosuolo. Scosso dalla lugubre scoperta, Deangeli ha subito allertato le forze dell’ordine. Sul posto sono accorsi subito i carabinieri di Gazoldo. Poco dopo sono arrivati anche il nuovo sindaco di Rodigo, Gianni Grassi, il suo vice, Luciano Chiminazzo, gli agenti della polizia locale e l’imprenditore Carlo Sordelli, che gestisce il fondo agricolo Rocca Bertana, di proprietà della famiglia Godi di Verona.


Nel tardo pomeriggio l’Asst di Mantova ha inviato sul posto la responsabile del dipartimento di medicina legale, Daniela Rastelli, che ha ritirato le ossa per sottoporle alle verifiche del caso. La dottoressa non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.

«I resti rinvenuti a Rocca Bertana, pur essendo ben conservati, sono molto datati – spiega il primo cittadino – la persona a cui appartavano è deceduta di sicuro parecchi decenni fa. Forse durante la seconda guerra mondiale, quando tutte le corti rurali di Rodigo e Rivalta erano occupate dalle truppe tedesche. La mia, però, è solo una supposizione. Non è escluso che la morte sia avvenuta in un’epoca più remota». «Le ossa sono sottili – aggiunge Chiminazzo – perciò si pensa fossero di una donna».

Una staffetta partigiana? Uno studente magrolino arrivato dalla Toscana per combattere nella battaglia di Curtatone e Montanara? Oppure un semplice mendicante? «Nel dopoguerra – ricorda il vicesindaco – c’erano molti senzatetto che vagavano nelle campagne e dormivano nei fienili».

Dinanzi a questo mistero di mezza estate, la fantasia dei residenti si scatena, volando da un’ipotesi all’altra. Chi, invece, preferisce restare con i piedi per terra è Sordelli. «Il sottosuolo è un grande cimitero – sottolinea - in epoche remote i terreni sabbiosi venivano usati per dare sepoltura alla povera gente. Ma poi siamo proprio sicuri che quei resti siano di un uomo e non di un animale? Io, finché non verranno resi noti gli esiti degli esami, non escludo alcuna possibilità». Su un punto, però, pare essere già stata fatta chiarezza: «Due medici hanno visionato le ossa – chiarisce Chiminazzo – e hanno confermato che appartenevano ad un essere umano». —

RITA LAFELLI .

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