L’udienza Lagocastello slitta a novembre

Il giudice chiede altri documenti: nuovo rinvio per il costruttore Muto e l’ex sindaco Sodano accusato di corruzione

MANTOVA. Un altro rinvio per il processo romano di Lagocastello, che vede alla sbarra l’ex sindaco Nicola Sodano, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver partecipato, secondo i magistrati Claudia Moregola e Paolo Savio che hanno costruito l’inchiesta Pesci, al disegno criminale con il quale il costruttore Antonio Muto voleva far ripartire la lottizzazione con un grande complesso residenziale di duecento villette e un hotel, nonostante il no del ministero e i vincoli artistici e ambientali imposti sull’area.

In particolare Sodano come architetto avrebbe progettato la riperimetrazione di Lagocastello: proprio il pagamento di quel lavoro, secondo l’accusa, sarebbe stata la moneta di scambio che configurerebbe la corruzione, con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa di Nicolino Grande Aracri. Il processo, che doveva essere celebrato a Roma il 13 luglio, è stato rinviato al 23 novembre prossimo.

Il rinvio è stato chiesto dal pubblico ministero perché non ancora in possesso degli atti richiesti alla presidenza del consiglio dei ministri, riguardante le modalità di nomina dell’Autorithy, riferite all’ex presidente del Consiglio di Stato. La corruzione in atti giudiziari si prefigurerebbe nei tentativi di ammorbidire i giudici del Consiglio di Stato che dovevano decidere sul ricorso contro il no alla lottizzazione di Lagocastello.

Per questo sotto accusa, al fianco di Sodano e Muto, ci sono l’affarista veronese Attilio Fanini, l’ex presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, i due ex senatori di Forza Italia Luigi Grillo e Franco Bonferroni e l’ex consigliere comunale di Reggio Emilia Tarcisio Costante Zobbi. È sul filone della corruzione in atti giudiziari che il giudice ha chiesto ulteriori accertamenti.

Su due punti in particolare. Il primo riguarda le modalità di nomina dell’Autorità dei trasporti. Secondo gli investigatori mantovani, Grillo avrebbe pagato la corruzione dell’ex presidente del Consiglio di Stato De Lise con il suo supporto per una nomina nell'Authority dei trasporti. Il gup vuole capire come funziona l’iter: la designazione della rosa dei candidati sarebbe infatti di competenza del governo e poi la decisione spetterebbe al Parlamento.

La missione in ogni caso fallì perché De Lise non ebbe la carica. Il secondo dubbio da chiarire riguarda i poteri dell’ex presidente del Consiglio di Stato. In che modo può influire sui giudici e sull’assegnazione dei procedimenti alle sezioni? Agganciata alle accuse di corruzione, per Sodano c’è quella di peculato per un viaggio a Roma svolto, secondo i pm, con i soldi del Comune ma nell’interesse di Muto.

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