Un’evasione fiscale da settanta milioni

Rinviati a giudizio undici dirigenti di società succedutisi, a vario titolo, nella ex Grand Soleil diCanneto. La prima udienza a gennaio

CANNETO.Undici dirigenti d’azienda rinviati a giudizio, diciannove capi d’imputazione, cinque società coinvolte.

E ancora centinaia di false fatture, omessi versamenti dell’Irpef e dell’Iva. Una delle più grosse evasioni fiscali degli ultimi dieci anni quella scoperta dalla Guardia di Finanza di Mantova dopo il fallimento della Grand Soleil di Canneto sull’Oglio.


Un’evasione stimata in quasi settanta milioni di euro. In un primo momento la Procura di Mantova aveva teorizzato un’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale, ma poi le Fiamme Gialle hanno dimostrato che l’intera attività era finalizzata a evitare ogni tipo di prelievo tributario da parte dello Stato.



Martedì mattina il giudice Gilberto Casari, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio undici persone che, a vario titolo, hanno occupato incarichi apicali all’interno delle società coinvolte nella maxi inchiesta.

Si tratta di Rocco Pezzi, 56 anni, di Viadana, Ezio Rudelli, 59 anni di Bergamo, Gianandrea Rudelli, 62 anni, anche lui residente nel capoluogo lombardo. E ancora Mauro Ferrari, 59 anni, di Asola, Ottavio Guerini, 80 anni di Brescia, Claudia De Meis, 60 anni, di Pescara, Adele Soragni, 78 anni di Viadana, Angelika Karin Condo, 63 anni, Paolo Saviani, 75 anni di Napoli, Simone Ubbiali, 37 anni di Bergamo e Marco Fiordomo, 34 anni di Macerata.

La Procura di Mantova, all’inizio dell’inchiesta, aveva messo sotto accusa sei persone.

Gli investigatori della Guardia di Finanza di Castiglione delle Stiviere , di Bergamo e Perugia avevano ricostruito il sistema di frode fiscale.

Un meccanismo di frode carosello con società cartiere, tenute in piedi da amministratori teste di legno attraverso fatture inesistenti, distrazioni patrimoniali per evadere le tasse e concorrenza sleale.

Tutto il sistema, che aveva coinvolto un totale di 400 dipendenti, aveva procurato un danno alle casse erariali di oltre due milioni di euro per contributi evasi.

Ma se poi si calcola il danno tra Iva e tasse non pagate la cifra fa un notevolissimo balzo in avanti.

Sempre secondo l’accusa un ruolo non secondario l’ha avuto la Logistica Ferrari. Qui venivano gestite le operazioni di trasporto infragruppo, anche per le fatture fittizie: operazioni di copertura per procurare liquidità all’impresa con il meccanismo dello sconto anticipato di fatture in banca, a cui venivano presentati documenti fasulli per ottenerne l’anticipo.
 

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