Enologo muore a 32 anni, due paesi ammutoliti

Carlo Campagnari

Originario di Goito, gestiva la cantina Ca’ Roma di Volta. Alla Gazzetta aveva raccontato: «Per me fare il vino è la vita»

GOITO-volta mantovana. Un dolore e un senso di smarrimento avvolgono due comunità. Il giovane Carlo Campagnari, 32 anni, si è spento ieri dopo la più grande lotta della sua vita, contro un male improvviso. A piangerlo sono Goito, paese in cui è cresciuto, e Volta, terra in cui Carlo aveva potuto veder crescere, passo dopo passo, l’amore per la sua più grande passione: il vino.

Diplomato all’Istituto agrario Strozzi, Carlo aveva deciso di ultimare i propri studi all’Università di Milano, intraprendendo la strada per la viticultura e l’enologia. Scelta che lo aveva portato, insieme con la famiglia, ad aprire l’agriturismo e cantina Ca’ Roma, in Strada dei Colli a Volta. Spumanti, chardonnay, cabernet, merlot e tanto altro sulle colline moreniche.


«Per me fare il vino è la vita – aveva raccontato alla Gazzetta nel 2013, in occasione del Vinitaly di Verona – mi ricordo ancora di quand’ero un bambino e mio papà mi portava nei vigneti». E ancora: «Siamo un’azienda giovane e piccola che si sta affermando sul territorio nazionale – si era confidato – per andare fuori servono spalle larghe. Ci arriveremo».

In tanti, già dalle prime ore del mattino, lo hanno voluto ricordare sui social con vecchie foto e poche, ma sincere, parole, dipingendolo come un ragazzo semplice, genuino, dal sorriso contagioso e sempre disponibile. «Se trovate un amico che vi ama e vi protegge da ogni cosa, se vi rimprovera, vi ascolta, talvolta vi asseconda solo per vedervi sorridere, se trovate quell’amico che vi riempie di gioia solo con il sorriso e la trasparenza dei suoi occhi, portatelo sul palmo di mano, coccolatelo nel momento dello sconforto, amatelo come vi ama lui – dice l’amica Silvia, cresciuta insieme con lui – Ogni momento di un’amicizia così preziosa va vissuta fino in fondo, perché in realtà avete trovato un fratello. Nulla potrà mai dividere quello che siamo».Fuori dal lavoro, amava andare a ballare. Gli piaceva la musica di Gigi d’Agostino, divertirsi in compagnia.

Carlo lascia i genitori Michele e Carla (entrambi insegnanti) e i tre fratelli Marta, Maria e Piermario. Fino all’ultimo, all’ospedale di Brescia, ha lottato come un guerriero, ma con il sorriso sul volto. Un sorriso di gratitudine, forse, per quelli che sono stati i suoi ultimi giorni, circondato dal calore della famiglia unita e dall’amore degli amici. «Qualsiasi cosa deve essere fatta con il cuore per aver l’anima in pace», scriveva pochi giorni fa, dalla camera d’ospedale. Ed è forse questo il suo ultimo insegnamento di vita. —

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