Servizio di sostegno al reddito. In sei mesi 366 le domande

I dati del distretto che comprende sei Comuni: la crisi morde ancora. L’assessore Guastalli: l’inclusione sociale è per noi una priorità assoluta

SUZZARA. Il servizio di sostegno per l'inclusione attiva e di reddito di inclusione ha iniziato ad avviare una serie di incontri con le istituzioni del territorio: con l’obiettivo di costruire un sistema sempre più integrato in grado di informare, orientare, accogliere e sostenere le molteplici istanze dei cittadini che si rivolgono ai servizi sociali.

I dati del primo semestre 2018 confermano che la crisi morde ancora e che ci sono ancora persone e famiglie in difficoltà: su 366 domande presentate nel distretto di Suzzara che comprende i sei Comuni del piano di zona, ne sono state accolte 97 di cui 42 a Suzzara.


Una stima prudenziale porta a considerare che in un anno possano essere distribuiti sostegni al reddito nel distretto suzzarese per circa 400mila euro. L’allargamento dei requisiti porterà ovviamente ad un ulteriore aumento delle somme destinate alle famiglie che vanno ad integrare quelle che i singoli Comuni mettono a disposizione.

«Il tema povertà è strettamente legato al tema del lavoro - sottolinea Alessandro Guastalli, assessore al welfare del Comune di Suzzara - e che è centrale nelle nostre politiche di inclusione sociale. Il grosso lavoro che si sta facendo è quello di creare una struttura in grado di fare rete con i vari attori del territorio: una sorta di tavolo permanente sulle politiche del lavoro e della povertà. Non però un tavolo fatto solo di buoni propositi e tante parole, ma operativo, dove ognuno deve assumersi la propria responsabilità».

Occorre capire come le singole famiglie possano essere sostenute nel modo più adatto al loro reinserimento nella vita sociale: «La risposta a questo problema - prosegue Guastalli - è innanzitutto mettere la famiglia nelle condizioni di vivere una vita dignitosa attraverso il lavoro. Stiamo anche portando avanti percorsi formativi, di aggiornamento professionale, di orientamento al mercato del lavoro, di supporto e indirizzo per le persone meno qualificate professionalmente, corsi specifici. Spendiamo ingenti risorse ogni anno Iperché nessuno deve essere lasciato solo. Per fare questo – conclude l'asssessore - occorrerà mobilitare competenze professionali ma soprattutto bisognerà sviluppare approcci innovativi che mirano ad offrire reali opportunità mobilitando le risorse della comunità e rafforzando processi effettivi di co-progettazione con attori del terzo settore, con la Caritas, con i centri per l’impiego, le agenzie del lavoro, i centri professionali, le aziende del territorio. Infine mi auguro che il lavoro fatto fino ad ora non venga reso vano da politiche nazionali che mirano a favorire il sistema privato. La regione Lombardia deve riformare i Centri per l'impiego, non smantellarli». —
Mauro Pinotti
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