La mappa del disagio, lente sulla stazione

Gli operatori ora puntano su piazza don Leoni. Caprini: «La marginalità esiste ma in misura inferiore rispetto ad altre città»

MANTOVA. La prevenzione, certo. La repressione, nel caso. Ma senza la comprensione, la strategia resta zoppa di una gamba. «Bene le luci e le telecamere che aumentano il senso di sicurezza, e bene le forze dell’ordine in azione ai giardini Nuvolari – osserva l’assessore al Welfare, Andrea Caprini – ma la questione va affrontata anche nella sua dimensione sociale. Occorre andare ad agganciare le persone per strada, tentando di strapparle al disagio. Altrimenti si rischia di spostare il “problema” da una zona all’altra». Allargando così la geografia dell’insicurezza (spesso solo percepita come tale).

Agganciare le persone ai margini è proprio ciò che hanno cominciato a fare i due operatori di strada della Cooperativa sociale di Bessimo, alla quale il Comune ha affidato il progetto Strade Blu. L’obiettivo ultimo, modulato alla lettura del territorio e dei bisogni, è l’allestimento di uno “spazio di tregua” (dalla vita di strada), un porto riparato dove concedersi una doccia o una colazione. Un bilancio, anche provvisorio, è prematuro dopo un solo mese di osservazione – due volte alla settimana – ma gli operatori hanno già girato le loro prime impressioni a Caprini. Tanto più preziose, le impressioni, quanto il loro sguardo è nuovo, estraneo alla città, non orientato e disorientato da pregiudizi.


«Cosa dicono gli operatori di strada? Confermano che a Mantova il fenomeno della marginalità esiste, ma si manifesta in misura inferiore rispetto ad altre realtà – riferisce l’assessore – Sia per la scala della città, che è raccolta, sia perché c’è una rete robusta che supporta il Comune». Rete i cui nodi sono il Serd (la struttura dipendenze), la polizia locale, il Sepris (il servizio volontario di pronto intervento sociale), la Caritas, il dormitorio, il pronto soccorso. Realtà con le quali gli operatori della Cooperativa di Bessimo si sono già confrontati, e continueranno a farlo, per scambiare informazioni ed evitare sovrapposizioni.

Un mese è poco per azzardare una lettura definitiva, ma abbastanza per tracciare una mappa, una cartina che in parte conferma la geografia percepita: il disagio, e la scia d’insicurezza sociale, si concentrano sul Lungorio, in piazza Cavallotti e in piazza Alberti, dove sono tornate a pascolare le gang di ragazzini prima nell’orbita del McDonald’s. Riabilitati, invece, i giardini Valentini e l’Anconetta. Uno spazio da leggere con attenzione è quello della stazione ferroviaria, luogo di transito, da cui passano i frequentatori dei giardini Nuvolari. In buona parte forestieri. «La marginalità esiste – ripete Caprini – ma grazie ai nodi della famosa rete, funziona bene quello che nel linguaggio degli assistenti sociali è definito “contenimento del danno”». Che per alcuni è già una conquista. E per altri una tappa del ritorno alla vita piena, senza più danni né guasti. —

 

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