Mantova, l’allarme della cooperativa Csa: a rischio 130 contratti a termine

Il presidente Cuoghi: scadono tra settembre e ottobre, con il decreto Dignità non possiamo rinnovarli. Il sindaco Palazzi: sono preoccupato, ho saputo che ci sono tante situazioni simili

MANTOVA. Il recente decreto Dignità mette a rischio 130 lavoratori assunti con contratto a termine dalla Csa, uno dei più importanti consorzi che opera nei servizi ambientali, in quelli alla persona e socio-sanitari con 1.250 occupati e un fatturato che l’anno scorso ha raggiunto i 45 milioni di euro.

A lanciare l’allarme è lo stesso presidente del Consorzio, Claudio Cuoghi, nel corso di un incontro avuto con il sindaco Mattia Palazzi. Che rincara: «Ci sono molti casi simili» «Abbiamo 130 persone assunte a tempo determinato per le quali abbiamo già fatto due rinnovi - spiega Cuoghi - tra settembre e ottobre i contratti scadranno e saremo costretti a non rinnovarli e ad assumere altre persone, con tutti i problemi che ciò comporterà in termini di formazione professionale».

L’alternativa sarebbe quella di assumere i 130 in pianta stabile, «ma il cliente - dice il presidente - non ci assicura il lavoro per mantenere quel personale fisso. Non ci resta che aspettare e vedere come si evolve la situazione. Non è la prima volta che cambiano un decreto». I 130 contratti a termine a rischio sono tutti nella cooperativa Servizi e ambiente, una delle tre che formano il consorzio Csa, dove sono impiegati 450 lavoratori.

«La coop servizi assistenziali, con i suoi 680 addetti, non corre rischi se non per 5-6 contratti: opera con appalti degli enti pubblici e la situazione è più stabile. Tranquilli anche i 45 lavoratori della coop Sant’Anselmo che si occupa di inserimento lavorativo dei disabili in mense e servizi di pulizia». La coop Csa gode di ottima salute: «Negli ultimi tre anni - dice Cuoghi - come gruppo abbiamo aumentato sia gli addetti che il fatturato dell’8-8,5%». Entro fine settembre la metà dei 130 contratti a termine sarà scaduta e a fine ottobre la stessa sorte toccherà ai rimanenti. Si sta profilando anche nel Mantovano, dunque, quello che alla vigilia dell’ok al decreto dignità si temeva, e cioè la perdita di posti di lavoro.

«Ci sono imprese, sia profit che no profit - osserva il sindaco Palazzi - condotte da imprenditori seri e capaci che hanno una parte del loro fatturato su servizi e appalti con durata biennale o triennale. Trovarsi dall’oggi al domani a non poter rinnovare contratti a tempo determinato, legati a quegli appalti di servizi, significa mettere a rischio reale quei posti di lavoro. Chiunque pensi che una piccola o media impresa possa, dall’oggi al domani, assumere a tempo indeterminato quegli stessi lavoratori, senza garanzie di commesse e con appalti in scadenza, non conosce come funziona il settore dei servizi, e non solo».

Il primo cittadino si dice «preoccupato» perché «in due settimane ho avuto diverse testimonianze di queste situazioni. Io sono felice - aggiunge - se il Governo aiuta le imprese a stabilizzare i lavoratori, ma qui si sta facendo l’opposto - lancia l’allarme - zero aiuti e una mannaia che se non viene in parte modificata allungherà solo le fila di chi non ha lavoro e viene ai servizi sociali».

Il Comune, invece, «sta lavorando per svuotare la fila di gente che si rivolge ai nostri servizi sociali, portando qui imprese, come Esselunga e Rossetto, ad assumere. Coloro che sono al governo dovrebbero fare le leggi valutandone le conseguenze reali, e non stando in un salotto romano o in un talk show televisivo».

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