Ragazza disabile denuncia: insulti e botte dai vicini

La famiglia: da sei mesi non esce più di casa da sola e ha tentato il suicidio. Un’inquilina accetta di cambiare casa, «ma torna spesso per provocarci»

MANTOVA. Nella Mantova solidale dove rispetto e tolleranza sono valori irrinunciabili, c’è una vicenda che, se confermata, non può lasciare indifferenti. È quella di una minorenne disabile di Lunetta presa di mira da vicini bulli che, a detta della famiglia, la vessano con botte, atti provocatori, insulti e minacce anche sui social, tanto da averla spinta a tentare il suicidio. È tutto messo nero su bianco in tre denunce che i genitori e la ragazzina hanno presentato in questura tra aprile e settembre, con tanto di testimoni citati. «Non ce la facciamo più a sopportare questa situazione e temiamo per le nostre vite» dice tra le lacrime la madre.

Condominio


La vicenda si sviluppa in un condominio dell’Aler; potrebbe essere derubricata a beghe tra vicini di casa che non si sopportano se non fosse che vi è coinvolto un minore, di cui omettiamo le generalità per tutelarlo, e per le gravi accuse contenute nella denuncia (atti persecutori, lesioni personali e istigazione al suicidio), su cui dovranno far luce gli investigatori. Ora la presunta autrice delle violenze sulla ragazza non abita più nello stesso palazzo: «Ha cambiato casa come ha concordato con noi e il Comune; ieri ha restituito le chiavi» precisa l’Aler, che si sta occupando del caso assieme ai servizi sociali del Comune. «Continua a venire qui e, con un’altra inquilina, a provocare mia figlia, facendola stare male. Fanno apposta per renderci la vita impossibile» ribattono le vittime, alle prese anche con una procedura di sfratto per morosità.

Lo sfratto

«Oggi arriveranno i carabinieri e l’ufficiale giudiziario, ma ho trovato l’accordo con il Comune che mi farà lavorare in modo che possa pagare a rate l’affitto arretrato e, quindi, rimanere nell’alloggio» conferma il padre, disoccupato come la moglie (malata), con altri figli a carico e un piccolo precedente per un furto commesso «per sfamare la famiglia».

Le violenze

Tutto è cominciato lo scorso 9 aprile quando, come riporta la prima denuncia presentata al posto di polizia del Poma, la ragazza si è presentata al pronto soccorso dicendo di essere stata picchiata con una stampella dalla vicina e poi di essere stata presa per il collo dal marito. Il referto medico confermerà (prognosi, 7 giorni). «Avevo affrontato dei ragazzi, amici della figlia della vicina e tutti minorenni, che con una pistola ad aria compressa, dal giardino, stavano sparando al mio cane e a me mentre eravamo affacciati alla finestra del primo piano. Mi ero messa anche a pulire le scale del condominio, davanti a casa, che quella gente aveva sporcato apposta per farci un dispetto. A quel punto la mia vicina mi ha prima insultato e poi picchiato».

L’isolamento

Il 14 maggio è arrivata la seconda denuncia, il 4 settembre la terza. «Mi incrociano per le scale e mi dicono di tutto - scrive la ragazza -. Insultano anche mia madre, ci sputano addosso. Ci hanno anche lanciato un vaso dall’alto». «Mia figlia è fragile - spiega la madre - e questi atti persecutori la fanno precipitare in uno stato di agitazione tanto che spesso sono costretta a ricoverarla al pronto soccorso in preda ad attacchi di panico. La psicologa le ha diagnosticato un trauma per le violenze subìte. Non esce più di casa da sola da sei mesi, non frequenta più gli amici e non va a scuola per paura. Non la insultano più solo di persona, ma anche sui social. Ha già tentato il suicidio. E per tutta risposta i vicini accusano noi di fare dei dispetti».

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