Addio a Saccani, fuoriclasse in campo e nella sua Mantova

Il commercialista è morto in Sardegna dove si era trasferito. Dal 2015 combatteva contro una malattia incurabile

MANTOVA. Sgomento e profonda commozione ha destato la notizia della prematura scomparsa di Stefano Saccani, stimato e apprezzato commercialista cittadino, stroncato ieri, 18 settembre, da un arresto cardiaco in Sardegna, dove si era da poco trasferito. Colpito da una malattia neurodegenerativa, era molto conosciuto anche nell’ambiente sportivo, atletica e calcio amatoriale in particolare. Talentuoso attaccante della Ducale, Stefano era considerato da tutti un autentico fuoriclasse per le sue doti calcistiche e umane. Dribbling ubriacante, sinistro potente e preciso, corsa e progressione poderose.

Pregi non comuni, ai quali aveva abbinato un comportamento, sia in campo che fuori, irreprensibile. Mai una parola fuori posto, mai un diverbio con un avversario né tantomeno con un compagno di squadra, correttezza elevata all’ennesima potenza in ogni circostanza. Il giocatore perfetto per ogni direttore di gara, l’avversario leale che tutti i difensori vorrebbero affrontare. Anche se per questi ultimi era un vero e proprio incubo. Inutili gli accorgimenti adottati dagli allenatori avversari per arginarne lo strapotere, sia fisico che tecnico: «È prevedibile, se ne va sempre sulla sinistra… ». Consigli inutili. Lui se ne andava comunque, incontrastato e incontrastabile. Leggendaria l’intesa col “gemello del gol” Maurizio Donzellini, suo fraterno amico: rimessa laterale del “Donge” paragonabile a un calcio d’angolo e colpo di testa vincente di Stefano, che sorprende e sorprenderà in numerose occasioni difese impreparate, sorprese da uno schema tanto semplice quanto micidiale.


Le prime avvisaglie della malattia arrivano durante una finale di Coppa di Lega che la Ducale gioca al Martelli a metà del 2015. Stefano non è nella migliore condizione fisica ed entra in campo negli ultimi quindici minuti. Un mancato “stop” con la palla che scivola sotto i tacchetti, lo sguardo incredulo dei compagni e la tenera espressione di Stefano, che a fine gara non sa spiegare e spiegarsi l’errore. Approfondite analisi successive riveleranno la gravità della malattia che ieri lo ha strappato all’affetto e alle amorevoli cure della moglie Cristina, al fratello Paolo e agli innumerevoli amici.




 

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