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Mantova, addio al medico gentile: «Un grande in punta di piedi»

Colleghi e amici ricordano Federico Vianello, il primario morto in scooter sulla Spolverina. «Una persona straordinaria, innamorata della famiglia, del lavoro e della vita». Venerdì 21 i funerali a San Silvestro

Igor Cipollina
2 minuti di lettura

MANTOVA. La morte è una frattura nel tempo di chi conosceva e voleva bene a Federico Vianello, il primario ucciso martedì da un incidente stradale, a 48 anni. E sono tante le persone che oggi lo piangono, che non si rassegnano a un tempo senza più Federico. Medico, collega, padre, compagno, amico, appassionato di auto e della vita. Le molte facce che insieme componevano la sua identità, percorsa da quella gentilezza che era la sua cifra. Parlarne al passato è un esercizio crudele.

A raccontare del medico è Renato Schiavello, direttore sanitario dell’ospedale di Pieve, dove Vianello era primario di ostetricia e ginecologia dal giugno dell’anno scorso. «Ho pianto tanto» confessa Schiavello con voce bassa, ancora impastata di dolore. Nell’incidente sulla Spolverina c’era pure inciampato, ma non aveva capito che si trattasse di Vianello, c’erano solo una moto di traverso sull’asfalto e un furgone ammaccato. C’erano gli agenti della polizia stradale a governare il traffico. Ad avvisarlo è stata la direzione del Poma, che si era lasciato alle spalle da poco. Non la notizia cruda, ma una convocazione per parlare di una cosa delicata. E così è tornato indietro. «Appena ho saputo sono scoppiato in lacrime, ho raggiunto il pronto soccorso insieme a tutta la direzione e i colleghi di Mantova. Ho abbracciato la compagna e il padre, è stato un gesto naturale». Eccola, la fatica di parlarne al passato: «Federico era un bravissimo professionista e una persona dalla grandissime doti umane. Incontrarlo era un piacere. Anche di fronte ai problemi dava prova di una saggezza straordinaria. Lascia davvero un vuoto».

A dire del compagno di banco, al classico sperimentale, è Stefano Antonelli, per il quale Federico è stato un fratello. Non è un’iperbole, è il terremoto emotivo di un ragazzo che a 14 anni ha perso la famiglia e in Federico aveva trovato un sostegno: «Eravamo due fratelli – ripete – ma non di quelli che litigano. Siamo cresciuti insieme, era di una gentilezza squisita, una dote rara». Erano stati inseparabili, poi le scelte professionali li avevano allontanati, ma senza usurare il filo tenace dell’affetto.

L’amicizia con Andrea Motta era più recente, cominciata nel segno della comune passione per le auto: con Federico si erano conosciuti sotto la stella della scuderia Tazio Nuvolari Italia. «Era una persona unica – ricorda Motta – nelle cose e nelle situazioni ci entrava in punta di piedi, rispettoso di tutti e di tutto. Federico era sempre molto serio e preciso in tutto ciò che affrontava, al primo posto venivano la famiglia e il lavoro, dei quali era immensamente innamorato». Al primo posto c’erano la compagna Paola, ginecologa pure lei, e il figlio di pochi anni.

Poi veniva tutto il resto, compresa la passione per le auto e per le corse, non per la velocità. Federico era gentile anche al volante. 

I funerali si terranno venerdì 21 settembre alle 17 nella chiesa di San Silvestro. Nel rispetto del dolore per la morte del collega, l’Asst di Mantova hanno deciso di rivedere l’evento “20+1 Ospedale civile Destra Secchia, ieri, oggi e domani”, previsto per il 27 settembre Non si terranno il concerto e lo spettacolo con i fuochi d’artificio e il momento sarà anche l’occasione per commemorare il medico scomparso.


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