Via alla sanificazione delle tane del batterio, i ricoveri non calano

Ripulite dalla legionella le torri di raffreddamento bresciane. Le indagini si spostano a Lonato. Ad Asola ospedale pieno

MANTOVA. Per evitare nuovi possibili contagi, da ieri è partita la sanificazione delle nove torri di raffreddamento industriale nelle quali è stata riscontrata la legionella. Secondo l’Istituto superiore di Sanità e le task force sanitarie delle Ats di Brescia e Mantova, sono queste torri alla base dell’epidemia che non ha riscontri al mondo di polmoniti batteriche, con quasi 430 persone ammalatesi nel giro di due settimane (22 solo ieri) nell’area del fiume Chiese, delle quali 198 ancora ricoverate.

Intanto le indagini si sono spostate su impianti industriali di Lonato, ma resta da capire quante sono le persone potenzialmente ancora esposte alla contaminazione batterica, visto che i ricoveri non calano come ci si aspetterebbe. Un’emergenza sanitaria che ospedali e strutture mediche hanno saputo controllare riuscendo a gestire un flusso straordinario di ricoveri.

La diagnosi di legionellosi è stata adottata con certezza sono in 43 episodi, ma si tratta di una sottostima. Considerando che in tutti i casi nei quali si è riusciti a fare le analisi invasive, i riscontri sono stati positivi. Negli altri 360, sono state effettuate analisi che richiederanno circa un mese per il riscontro. Ieri, invece, la conferma che il primo decesso, un 85enne di Carpenedolo, è dovuto a legionella, trovata nel soffione della sua doccia.

L’ipotesi oggi avvalorata dai dati indica questa dinamica. Quando le aziende chiuse per ferie la settimana di Ferragosto sono state riaperte, particolari condizioni climatiche hanno fatto sviluppare particolarmente le legionelle nei condotti delle torri di raffreddamento. All’avvio degli impianti si è creata una “nube” carica di batteri che si è inizialmente depositata nell’area di Montichiari, dove opera la cartiera del Chiese, Carpenedolo (Gkn Wheels) e Calvisano (acciaieria). La progressione dei ricoveri parte da qui e, complice i venti da nord a sud, si sposta sino all’asolano. Bombe d’acqua e successive irrigazioni diffondono il batterio lungo l’asta del Chiese.

Questo “effetto rilancio” spiegherebbe perché a distanza di chilometri dall’epicentro l’ospedale asolano abbia oltre avuto oltre 45 casi, 20 ancora ricoverati (con 21 posti letto), dei quali il 40% è di Asola. Una media altissima considerando che statisticamente solo il 5% di chi viene in contatto con la legionella, poi si ammala. Il contagio “all’aria aperta” spiegherebbe anche lo spostamento statistico dei malati (il 70% maschi, contro il 58% in letteratura) .

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