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Prosciutti contraffatti, la Suinicola Padana coinvolta nell’inchiesta

Il titolare Tirelli: abbiamo rispettato il disciplinare, perché non abbiamo marchiato i salumi prodotti utilizzando i verri danesi

di Rossella Canadè
1 minuto di lettura

SAN GIACOMO SEGNATE.Associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio, falso, contraffazione dei marchi e truffa ai danni dell’Unione europea. Sono i reati ipotizzati dalla procura di Torino ai danni di oltre 140 allevatori di suini nell’inchiesta che dal 2017 sta sconvolgendo il mondo del prosciutto di Parma e del San Daniele Dop. Una vera “Prosciuttopoli”, che aveva portato al sequestro di oltre 300 mila cosce di maiale - il 10% della produzione nazionale, per un valore di circa 90 milioni - pronte a finire sul mercato come prosciutti Dop, ma più che di Denominazione d’origine protetta, erano solo “dop-ate”.

Si trattava infatti di cosce di verro Duroc danese, razza geneticamente differente da quella del suino italiano. Una vera e propria truffa, poiché i disciplinari - l’insieme di norme da rispettare rigidamente per ottenere la certificazione Dop - sia del Parma che del San Daniele non prevedono l’utilizzo di altri maiali che quelli italiani.

Gli inquisiti, invece, avrebbero inondato gli allevamenti di Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia con animali del nord Europa poiché assicuravano una crescita più rapida, una carne più magra e una maggior resa della carcassa. Nulla di pericoloso per i consumatori, è bene chiarirlo, tuttavia, il minor livello di grasso sottocutaneo e la muscolatura più scarsa del verro danese facevano sì che ne scaturisse un prosciutto con consistenza e sapore assai diversi da quello originale. Ora la procura di Torino ha concluso le indagini preliminari per trenta degli indagati. Per tutti gli altri, che potrebbero aver avuto ruoli marginali, le indagini sono ancora aperte. Tra loro figura anche Giambattista Tirelli, il titolare della Suinicola Padana di San Giacomo delle Segnate.

«Io ho comprato le fiale provenienti dai verri danesi, ma non le ho usate per produrre prosciutto marchiato Parma - spiega Tirelli - le abbiamo utilizzate per produrre prosciutti, ma senza marchiarli, volevamo verificarne la qualità. Li abbiamo venduti ma totalmente fuori dal circuito dell’Ipq». Tirelli sostiene di essere finito nel faldone dell’indagine della procura torinese «perché sono stati controllati tutti quelli che avevano comprato le fiale, tra cui la nostra azienda. Ma da qui non è uscito alcun prosciutto marchiato prodotto con le fiale danesi». Il provvedimento che impedisce la marchiatura, su indicazione della procura Torinese, è già stato revocato e l’azienda di San Giacomo, come attesta l’Ipq, l’istituto Parma qualità, dallo scorso maggio ha potuto riprendere la marchiatura dei prosciutti. —


 

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