Mantova, recinzione pericolosa attorno all’ex cantiere di strada Cipata

Gli abitanti: punte metalliche rivolte verso il ciglio della strada. L'assessore: controlleremo, se c'è rischio faremo intervenire la proprietà

MANTOVA. Recinzione pericolosa in strada Cipata. Lo segnalano alcuni abitanti della zona, che puntano il dito sulla recinzione che delimita, da anni, il cantiere dismesso di quello che sarebbe dovuto diventare un quartiere con 200 villette sulla sponda sinistra del Lago di Mezzo, poco prima del terreno dove sorge la raffineria. È la lottizzazione Lagocastello, diventata famosa per lo scontro politico sul via libera all’operazione urbanistica prima e per la vicenda giudiziaria che ha coinvolto, tra gli altri, l’imprenditore edile Antonio Muto e l’ex sindaco Nicola Sodano.

Lavori interrotti, fallimento dell’impresa e ricorso a un liquidatore per la vasta area che da strada Cipata arriva fino alle acque del lago: questo l’epilogo della vicenda.


Peccato che la vecchia recinzione di plastica, sorretta da aste metalliche, non sia stata più curata o controllata.

«La recinzione risulta da tempo estremamente pericolante con punte metalliche pericolosissime rivolte verso il ciglio strada - dice un abitante della zona - È facile immaginare cosa possa accadere in caso di incidente in particolare se ad uscire di strada fosse una moto o una bicicletta. La situazione permane irrisolta da parecchio tempo, mi chiedo come nessuno del Comune si renda conto del pericolo e vi ponga rimedio».

Va anche detto che la stessa ampia area dell’ex lottizzazione Lagocastello - oggi a destinazione di verde pubblico e compensativo e non più edilizia - nasconde delle insidie, quali buche dovute ai lavori per la realizzazione dell’arredo urbano iniziati e naturalmente non portati a termine. Ma quale sarà il destino di questa zona?

«Per quanto riguarda le segnalazioni sullo stato di conservazione e di sicurezza delle recinzioni - dice l’assessore all’urbanistica, Andrea Murari - mi impegno a ottenere una rapida verifica tecnica e a concordare con il curatore del fallimento un intervento, qualora fosse necessario e urgente. Sul destino dell’area, trattandosi di una curatela fallimentare, è necessario esprimersi con prudenza. Quel che è certo è che per noi resterà un’area verde. Già oggi rappresenta un formidabile polmone verde per la città, che meriterebbe di essere valorizzato».
 

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