Interdittiva antimafia. No del Tar al ricorso presentato dal bar Plaza

La società chiedeva anche l’annullamento dell’ordinanza del Comune di chiusura del locale. I giudici: situazione che può provocare allarme sociale

VIADANA. Il Tar di Brescia nelle settimane scorse ha respinto il ricorso presentato dalla società che, tra il 2014 e il 2017, gestì il bar Plaza in piazzale Libertà.

La ditta chiedeva l’annullamento dell’informativa antimafia emessa dal prefetto di Mantova il 31 luglio 2017, nonché l’ordinanza con cui il Comune di Viadana, alcuni giorni dopo, ingiungeva la chiusura dell’esercizio pubblico. L’informativa prefettizia si basava sulla situazione di uno dei soci della ditta: il socio risultava infatti essere in contatto con tre persone coinvolte nell’operazione Zarina (di cui una condannata in primo grado e assolta in appello, e due condannate in primo grado a pene fino a sei anni e dieci mesi di reclusione). L’esercente sarebbe stato inoltre in rapporti con gli esponenti di una famiglia coinvolta in attività illecite: nel 2010 gli sarebbe stata affidata l’amministrazione di una loro società. Secondo la prefettura, «un’investitura fiduciaria, avente lo scopo di frapporre un soggetto non indagato nei rapporti con terzi ed enti pubblici». Il socio sarebbe stato pure coinvolto, anche se non direttamente, in una estorsione ai danni di un cittadino moldavo.


E la ditta, per le pratiche necessarie per l’apertura del locale a Viadana, si sarebbe avvalsa dei servigi di un geometra imputato per associazione a delinquere di stampo mafioso nel processo Aemilia. L’informativa impediva alla società di continuare ad avere rapporti col pubblico: per questo il Comune dichiarò la decadenza della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) presentata nel 2014 per l’avvio dell’attività di somministrazione alimenti e bevande.

La società ha impugnato i provvedimenti di Prefettura e Comune, lamentando difetti nella procedura di notifica e un sostanziale travisamento dei presupposti di fatto nella valutazione del rischio di infiltrazioni mafiose.

Secondo i giudici Roberto Politi, Mauro Pedron e Stefano Tenca, l’informativa antimafia non può tuttavia essere annullata solo sulla base di vizi procedurali, poiché l’amministrazione statale può sempre avvalersi della sanatoria processuale. Nel merito invece del provvedimento prefettizio, il Tribunale amministrativo afferma che l’analisi dei dati a disposizione (sentenze, atti di indagine, frequentazioni) fa emergere una situazione «in grado di provocare allarme sociale».

«Anche se certi fatti sono anteriori di alcuni anni rispetto all’informativa antimafia – scrivono i magistrati in sentenza - l’esigenza di impedire il passaggio di certi interessi nell’economia legale è ancora attuale».

Un altro ricorso al Tar è ancora pendente: quello della società contro l’ordinanza di sgombero successivamente emessa dal Comune. —

Riccardo Negri. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI .

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