Addio all’astrofisico Bertotti: provò la teoria della relatività

Lo studioso mantovano aveva 87 anni. Si è spento sabato a Pavia dove viveva. Fu tra i pionieri di una nuova visione dell’universo basata sulle tesi di Einstein

MANTOVA. È morto sabato l’astrofisico mantovano Bruno Bertotti, professore emerito dell’università di Pavia e uno degli ideatori, a 78 anni, di uno dei primi esperimenti che hanno dimostrato la teoria della Relatività generale di Einstein. Bertotti aveva 87 anni, lascia la moglie Annamaria e i figli Chiara, Giovanni, Teresa e Francesco. L’ultimo saluto sarà mercoledì alle 11 a Pavia, dove abitava. Riportiamo di seguito un ricordo di Ledo Stefanini, studioso e accademico virgiliano, che collaborò con Bertotti.

Bruno Bertotti era mantovano, fino alla laurea in fisica abitava in via Conciliazione. Bruno e il fratello Tullio, insigne latinista dell’Università di Padova, erano figli di un ferroviere, e Bruno ricordava con piacere il tempo della sua infanzia, quando il padre istillava in lui i fondamenti degli interessi scientifici a cui dedicò tutta la sua vita. Fu allievo del collegio Ghislieri di Pavia, la cui presidenza, due anni fa, volle onorare in lui uno dei suoi studenti più brillanti.


Dopo la laurea in fisica, studiò in Inghilterra, dedicandosi inizialmente alle particelle elementari che allora era il principale filone di ricerca. Tuttavia, un soggiorno di studio a Princeton suscitò in lui l’interesse per un tema che, fino a quel momento, era rimasto ai margini della grande ricerca: la teoria generale della relatività, realizzata da Einstein durante gli anni della Grande Guerra. Il giovane Bertotti, nella ricorrenza dei 75 anni dalla pubblicazione di Einstein, curò un volume che raccoglieva i contributi di alcuni fra i massimi esperti del tempo. Tuttavia, fino alla fine degli anni ’70, la teoria della relatività generale rimase una fisica “esotica”, affascinante dal punto di vista teorico ma povera da quello sperimentale. La nascita di nuove astronomie, nelle finestre radio, raggi X, raggi gamma, che richiedevano osservatori montati su satelliti, rivelarono un universo nuovo, con la presenza di oggetti celesti di cui si ignorava l’esistenza e la cui interpretazione richiedeva una teoria che rimaneva nuova anche se aveva mezzo secolo di vita.

Bertotti fu tra i pionieri nell’elaborazione di una nuova visione dell’universo, basata sulla teoria di Einstein. In un libro fondamentale uscito nel ’71 (Gravitation, di Misner, Thorne e Wheeler, della scuola di Princeton), il nome di Bertotti è citato tre volte, e basterebbe questo a misurare l’importanza del suo lavoro. Nonostante il prestigio acquisito come astrofisico e cosmologo, Bruno rimase profondamente legato alle sue origini mantovane e partecipò con entusiasmo ad alcune iniziative dell’Accademia Virgiliana della quale era socio eminente, come una memorabile conferenza a quattro sulle cosmologie antiche e moderne. Si occupò anche di scuola, e molti ricordano la sua relazione su “Accelerazione e rotazione cosmologica”, tenuta al convegno su “Le grandezze fisiche e la loro misura” che, nel 1995 richiamò a Mantova un centinaio di insegnanti. —

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