Lo sfogo di don Angelo Bisi: «Vogliono le mie dimissioni»

«Qualcuno ha sparlato di me al vescovo, ma non ho fatto nulla di male». Lui è pronto a dare a battaglia e a indire un'assemblea interparrocchiale

MOTTEGGIANA. Ancora convalescente e in cura per l'ustione di secondo e terzo grado patita ad una gamba, a causa di un infortunio per aver dato fuoco ad alcune sterpaglie, don Angelo Bisi, parroco di Motteggiana e Villa Saviola, ha ripreso la sua attività pastorale. Ma ora ha ben altro a cui pensare perché lui stesso riferisce alla Gazzetta di Mantova di una certa pressione da parte della Curia, che vorrebbe che lui si dimettesse.

Una situazione di tensione che pare si stia trascinando da circa un anno, alimentata un po' da alcuni parrocchiani che si sarebbero lamentati con il vescovo Marco Busca per alcune presunte mancanze, quali aver sbadigliato durante un funerale, non aver dato la disponibilità delle cucine per il Grest di Villa Saviola (secondo il parroco non erano a norma come da disposizioni Asl).

Ma si tratta anche delle sue opinioni e considerazioni, esternate ad alcuni suoi confidenti che però, chissà come, sono arrivate alle orecchie del vescovo. Gli autori che hanno ricevuto le confidenze, rivelate ad altri, secondo don Angelo, avrebbero «violato la sua privacy». Per questo, da tempo, il parroco si è tolto dai social network.

Non c'è ancora alcunché di scritto che ufficializzi la richiesta di dimissioni, ma don Angelo è certo: «Mi aspetto una lettera e sono pronto anche a dare battaglia ed ad indire un'assemblea interparrocchiale con Motteggiana e Villa Saviola nel tentativo di dirimere la questione».

«Su di me solo illazioni - dice don Angelo - Da tempo il vescovo chiede le mie dimissioni, ma io non ho fatto niente di male. Vorrei davvero sapere di cosa mi si accusa. Vorrei davvero conoscere le persone che hanno parlato male di me perché ho il diritto di difendermi e lo farò in qualunque sede, sia in diocesi che sul piano legale».

«È vero che io, una volta, in chiesa, parlando di famiglia in senso cristiano, e cioè come ci ha insegnato Dio, composta da un uomo e una donna, non mi ero trovato d'accordo sulle unioni civili o matrimoni con persone dello stesso sesso, ma senza offendere nessuno e senza dover essere accusato di omofobia - aggiunge don Angelo - È di questo che mi si accusa? Dovrei dimettermi perché ho espresso un parere da cittadino, da cristiano e da uomo di chiesa? Nella mia vita ho fatto diversi lavori ma poi ho scelto di diventare sacerdote dopo un'esperienza a Medjugorje. Sono molto devoto alla Madonna. Sono stato nominato diacono prima del tempo per meriti miei personali poi sono entrato in seminario».

Domenica 28 ottobre alle 11 don Angelo celebra, anche se con un po' di ritardo, la festa delle famiglie a cui sono inviate le coppie che festeggiano il 10°, 25°, 50° e 60° anniversario di matrimonio. Al termine pranzo all'oratorio di Motteggiana dove da poco è stato riaperto il circolo Anspi. 

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