L'addio di Fava: «La politica è passione, non tifo e in questa non mi ci ritrovo più»

Ieri, venerdì 2 novembre, le dimissioni da consigliere a Viadana, ultimo suo impegno amministrativo. L’ex parlamentare. «Tornerò quando ce ne saranno le condizioni, non a breve» 

MANTOVA. Lo aveva fatto capire da qualche tempo. E chi lo conosce sa che non avrebbe fatto marcia indietro. Ieri 2 novembre Gianni Fava, ex parlamentare, assessore regionale, consigliere provinciale e sindaco per la Lega Nord ha rassegnato le dimissioni dal consigliere comunale a Viadana, la città dove vive. Ultimo incarico amministrativo dei suoi primi 25 anni di carriera politica senza interruzione. Resta nel consiglio federale del partito, unica voce in dissenso con la linea di Matteo Salvini, a presidiare una posizione antilepenista, non sovranista, forte di quel”nordismo” che guardava all’Europa delle nazioni che fu la molla della Lega bossiana. Da quella posizione minoritaria (17% nel partito) Fava, “animale politico” dal buon fiuto, sa di non avere agibilità politica nazionale. Come il suo amico Roberto Maroni, quindi lascia. Non prima di avere depositato nell’urna il suo voto alle provinciali, ultimo atto di un impegno politico di alto profilo.

«Lascio perché il mio lavoro oggi non mi consente più di essere presente a Viadana - spiega -. Ho ritrovato la mia dimensione professionale, e non era scontato a 50 anni d’età. Non nascondo che il quadro politico cambiato mi ha fatto prendere la decisione finale». Che cosa è cambiato? «Non mi riconosco più in questa politica. Io, e tanti con me, mi sono impegnato per passione e convinzione. Oggi assistiamo ad una deriva. Troppe semplificazioni, troppe iperboli. Non si discute più dei contenuti. Un conto è credere ed appassionarsi, un conto è fare il tifo. Che presuppone un senso acritico. Io oggi avrei potuto sedere su seggiole diverse. Ma non sono un uomo per tutte le stagioni».


L’esempio sono proprio le Provinciali, delle quali Fava non vuole parlare. Ma che hanno visto i sindaci dei più importanti Comuni retti dal centrodestra rimanere fuori. I sindaci Enrico Volpi a Castiglione delle Stiviere e soprattutto Giovanni Cavatorta a Viadana sono stati bocciati dai propri sostenitori. Uno schianto pilotato dalla Lega salviniana, oggi egemone nel centrodestra mantovano? «Prendo atto del fatto che queste sconfitte avrebbero aperto anni fa un forte dibattito interno al partito» si limita a commentare Fava. Oggi invece ogni errore politico sembra sanato dall’essere parte della corrente salviniana. Che i due più importanti sindaci mantovani del centrodestra non abbiano superato la prova del voto provinciale, che sulla carta doveva essere “blindato” a loro favore aprirà qualche riflessione? «Sino ad oggi, ho cercato di dare il mio contributo. Ma non c’è spazio e mi faccio da parte - conclude Fava - per dare la possibilità di affrontare le nuove sfide con una classe politica dirigente completamente rinnovata e al passo coi tempi. Il mio non vuole essere un addio, ma un arrivederci - conclude l’esponente politico. Aggiungendo con lucidità politica -. Anche se sono certo che non succederà a breve». —


 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Vita e opere dell'arpista Clelia Gatti nel video girato al cimitero di Mantova

La guida allo shopping del Gruppo Gedi