Levata di scudi per il caffè Sociale. Sindaco e categorie: «Lasciate i tavolini»

Dopo lo stop della Soprintendenza. Pressing di Palazzi sulle Belle Arti: plateatico fondamentale. Le associazioni del commercio: la bocciatura è un’assurdità

MANTOVA. Tendoni colorati e rigati, a volte alternati a ombrelloni con tanto di pubblicità Campari e Cynar, altre persino ancorati alle colonne del teatro. E non è mancata neppure l’epoca delle poltroncine fiorate. 1959, 1949 e via via a ritroso nel tempo: le immagini d’archivio affondano nella storia in bianco e nero di Mantova per arrivare a quando ancora piazza Cavallotti era solcata dalle rotaie dei tram e sequenze di tavolini occupavano corso Pradella. Foto di un’epoca che fu a testimoniare quanto sostenuto dal gestore del caffè Sociale Marco Gialdi: il plateatico davanti al teatro c’è sempre stato.

Dal sindaco alle associazioni del commercio, a decine di cittadini: all’indomani dell’autorizzazione negata dalle Belle Arti, la città si interroga su un provvedimento che fa a pugni tanto con il faticoso rilancio del centro quanto con il via libera a interventi considerati da più parti discutibili a partire dalla Domus di piazza Sordello.



Nel far presente che «il plateatico è fondamentale per l’attività del caffè Sociale, ma direi anche per il Teatro stesso e per un ingresso del centro storico certamente in difficoltà e che stiamo provando a riqualificare, sia con la riqualificazione di Pradella, sia con il piano per l’arredo urbano che presto sarà concluso nella sua fase progettuale», Palazzi è però ottimista: «Sono certo che nei prossimi giorni si troverà il corretto punto di equilibrio con la Soprintendenza. Una città viva e con più servizi non contrasta le doverose attenzioni nel rapporto con il patrimonio storico di pregio di cui la nostra città è fortunatamente ricca».

E mentre la Soprintendenza sembra ora disponibile a rianalizzare la questione, compatta è poi l’alzata di scudi delle categorie con Stefano Gola di Confcommercio e Davide Cornacchia di Confesercenti che definiscono la bocciatura della Soprintendenza «una totale assurdità» e «una scelta incomprensibile». «Quel plateatico - aggiunge Gola - è parte della nostra storia ed è sempre stato utilizzato per rendere vivo quel punto di città. È il vero plus del locale, che senza l’esterno non riuscirebbe ad affrontare le numerose spese. È sorprendente come queste scelte rendano antagoniste la tutela del patrimonio e la vivibilità di una città, che, invece, dovrebbero essere alleate. Assurdo che si vada a compromettere un’attività improntata al massimo decoro ed eleganza penalizzando l’intera comunità».

Nel citare il «diverso indirizzo adottato in altri casi» anche Cornacchia sottolinea che «il Caffè e i suoi tavolini fanno parte della storia della città e non hanno carattere invasivo», di come «gli imprenditori siano penalizzati da una burocrazia pesante e incerta, tanto che non di rado si preferisce rinunciare ad aprire nuove imprese» e soprattutto che i centri storici non possono essere messi «sotto una campana di vetro». —


 

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