In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Chiusura punto nascite: il Tar dice no ai 21 sindaci

Rigettata dal tribunale la richiesta di sospensiva del provvedimento regionale: i parti sono troppo pochi. I giudici ora al lavoro sulla sentenza di merito

Riccardo Negri
1 minuto di lettura

VICOMOSCANO. Il Tribunale amministrativo regionale di Brescia non ha accolto la richiesta, avanzata da ventuno sindaci del territorio viadanese-casalasco, di sospendere la delibera con cui la giunta regionale lombarda, nel giugno scorso, aveva disposto la chiusura del punto nascite dell’ospedale Oglio-Po. Secondo il collegio dei giudici, non sussistono presupposti sufficienti per l’adozione di un provvedimento cautelare di sospensione: la delibera contestata resterà pertanto pienamente in vigore, almeno sino a quando lo stesso tribunale entrerà nel merito della questione e si pronuncerà definitivamente sul ricorso presentato dai sindaci.

L’udienza di merito dovrebbe essere convocata in tempi relativamente brevi; potrebbero comunque trascorrere alcuni mesi. In questo momento i sostenitori del punto nascite hanno pochi motivi per essere ottimisti, in quanto la mancata concessione della sospensiva potrebbe essere indicativa dell’orientamento del Tar; ma l’ultima parola non è ancora detta.

Su quali basi il ricorso è stato respinto? Il Tar fa riferimento agli indirizzi condivisi da Stato e Regioni, oltre che alle normative di riferimento, in base alle quali il numero di cinquecento parti l’anno, richiesto per il mantenimento in funzione di un punto nascite, definisce un «parametro standard teso al miglioramento della qualità dei servizi». Come noto, a Vicomoscano quota cinquecento non viene raggiunta ormai da alcuni anni. «L’assistenza sanitaria delle gestanti – scrive il collegio dei giudici nella sua ordinanza – non si consegue con la presenza diffusa di punti nascita, ma attraverso lo standard più sicuro. Nel caso dell’Oglio-Po, il Comitato nazionale percorso nascite non ha concesso deroghe».

Il Tar è entrato ancora più nello specifico: «L’ospedale Oglio-Po è un punto di riferimento solamente per la gravidanza fisiologica, mentre nei casi a rischio le gestanti vengono già da anni indirizzate a Mantova o Cremona. Peraltro, buona parte delle donne incinta scelgono già autonomamente di rivolgersi ad altre strutture: solo metà dei nati dell’area di riferimento vengono infatti ospitati all’Oglio-Po. Anche ammettendo che il territorio disti almeno 45 minuti dai punti nascita alternativi, le normative chiedono l’attivazione di presidi ospedalieri nelle zone disagiate solo se queste distano più di 90 minuti dall’ospedale di riferimento, o 60 dal più vicino pronto soccorso».

 

I commenti dei lettori