Tartufesta, le strategie: far ripartire il territorio con gastronomia e turismo

Lanciati i piatti carbonara “di Carbonara” e al tartufo. «Sarà richiamo nazionale». Nel maxi progetto anche nuova agricoltura, archeologia, tour con horse caravan

BORGOFRANCO SUL PO. Vent’anni fa quasi nessuno credeva che l’area del Basso Mantovano fra Borgofranco e Carbonara sarebbe assurta a livello nazionale come una delle capitali del tartufo. Oggi, che mediamente 20mila persone partecipano alla “Tartufesta” della zona, c’è bisogno di un ulteriore scatto in avanti.

Animatore di questa proposta, come due decenni fa, Remo Scaravelli, artista ed ex sindaco borgofranchese. Dopo avere lanciato il progetto “Start up tartufo”, con il patrocino della Regione, ora lancia l’idea di legare il paese di Carbonara di Po al piatto della carbonara, pasta con uova, formaggio e pancetta o guanciale. Una ricetta che forse ha dei precedenti appenninici nel “cacio e ova” dei carbonai abruzzesi, ma che probabilmente è stata invece creata solo con l’arrivo degli Alleati nel corso della Seconda guerra mondiale. Per questo nessun Comune italiano ne reclama la paternità.


L’assonanza fra il piatto ed il Comune rivierasco del Po potrebbe invece costituire il fulcro di un rilancio capace di dare nuova energia alla valle del tartufo. «È il piatto più amato degli italiani - spiega Scaravelli - e si identifica alla perfezione con il Comune carbonarese. Proporremo sia la carbonara “di Carbonara” sia quella al tartufo come elemento di raccordo con l’esperienza svolta sinora su quel fronte».

E proprio questa lunga storia ha fatto nascere “Start up tartufo” il contenitore di progetti nel quale si colloca anche l’idea del lancio della carbonara locale. Un progetto che si pone l’ambizioso obiettivo di fornire un’alternativa allo spopolamento ed alla fuga dei giovani senza lavoro. Offrendo modelli compatibili con il territorio e che anzi lo promuovono. «È la scoperta della propria terra, un primo esempio di come crescita ed attività produttiva possano dare reddito nel rispetto degli equilibri etici ed ambientali senza sfruttare indiscriminatamente le risorse, imparando dalle api», spiega Scaravelli.

E proprio le api, nella installazione artistica presente alla Tartufesta sono l’esempio da imitare. «Il contenitore tridimensionale che è presente in festa - prosegue l’ex sindaco e artista - raccoglie a nido d’ape le foto del nostro territorio: dal monastero del Polirone a San Benedetto, ai mulini del Po, ai prodotti locali, al tartufo, all’archeologia, al turismo ecologico. Quest’ultimo, ad esempio, fatto con gli horse caravan, le carrozze irlandesi trainate da cavalli dove si dorme e per le quali potrebbero essere allestiti percorsi attrezzati sugli argini. Oppure il turismo archeologico per valorizzare realtà come l’abitato etrusco del Forcello». Non solo.

Start up tartufo prevede interventi per favorire la nuova agricoltura. «Con il progetto Terra ad vitam, in collaborazione con l’università di Milano, porteremo nelle mense scolastiche i prodotti coltivati in filiere locali. Riconvertendo l’agricoltura tradizionale, dando lavoro ai giovani. Portando prodotti bio e sani sulle tavole delle mense scolastiche e coinvolgendo tutto il territorio: magari macinando la farina con il mulino già presente sul Po a Revere».

Idee che per ora sono a livello embrionale, ma che hanno visto già il sostegno del Consorzio Oltrepò, dei Comuni, della Regione. Pronti a finanziare quello che potrebbe essere un volano ecologico per rilanciare l’economia dell’intero Basso Mantovano. —


 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Covid, Marco Melandri ritratta: "Era una battuta, non mi sono fatto contagiare volontariamente"

La guida allo shopping del Gruppo Gedi