La tragedia di Sabbioneta: «Gridava il nome di Marco, voleva rientrare in casa»

La testimonianza di una vicina di casa: «La donna voleva salvare il bambino».  Nella frazione conoscevano la famiglia soltantodi vista, ma sapevano dei problemi che avevano

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SABBIONETA. C’è chi scuote la testa per l’incredulità. E chi, invece, abbassa il finestrino dell’automobile e indica a colpo sicuro la villetta centrale, quella dove Marco abitava con la mamma, originaria della Slovacchia, e i due fratelli, il piccolo Fabio e il più grande, Alex. Una villetta a schiera come tante, in un piccolo quartiere residenziale nella frazione di Ponteterra, a pochi chilometri da Sabbioneta. Case nuove, fuori dal paese. Tutto attorno altre case anonime, la piazzetta della frazione a qualche centinaia di metri di distanza e poi, poco più in là, la campagna avvolta nelle prime nebbie.

Quando l’incendio che uccide il piccolo Marco divampa, appiccato dal padre nella stanza di fronte a dove il figlioletto sta riposando, nelle villette accanto non c’è nessuno: sono quasi tutte famiglie di giovani, e sono ancora tutti al lavoro, ignari di quanto si sarebbero trovati di fronte al loro rientro, delle sirene, dei carabinieri, dei vigili del fuoco che entrano ed escono dalla casa con la finestra bruciata.



«Abito qui soltanto da un anno - racconta Michele - Conosciamo la mamma del bambino soltanto di vista. Io e mia moglie lavoriamo e siamo via tutto il giorno. Sapevamo che stavano vivendo una situazione difficile, ma non avremmo mai potuto pensare a una simile tragedia».

Allarga le braccia rassegnato anche il dirimpettaio, ancora scosso perché si ricorda di Marco e del fratellino, che vedeva giocare in cortile prima che fossero trasferiti in una comunità, dalla quale sono tornati soltanto un paio di giorni fa. «Mia moglie ha visto la signora, la mamma di Marco, seduta per terra qui vicino - racconta mostrando un muretto sul ciglio della strada - era disperata, continuava a urlare il nome del bambino. Urlava e piangeva. Voleva tornare dentro, in casa, per salvarlo, come ha fatto con il più piccolo, che è riuscita a portare via dalle fiamme. Povera donna, che tragedia».



«Abito lì avanti - aggiunge un passante - ogni tanto vedevo la signora con il cane, ma il marito non si vedeva da un bel po’». Tutti li conoscevano soltanto di vista, gli amici veri, se c’erano, erano lontani. Nel Paese d’origine della donna, o in altri paesi. Eppure tutti sapevano. «Ogni tanto si vedeva la pattuglia dei carabinieri qui davanti - racconta Alessandra - e mi è capitato più volte di vedere i due genitori litigare. Tutti sapevano che quella famiglia aveva dei problemi ed era seguita dai servizi sociali».

Problemi è dire poco: Gianfranco Zani, 53 anni, era stato allontanato dal giudice. Doveva stare a distanza di almeno cento metri da quella villetta. E dopo l’ennesimo episodio di violenza, avvenuto in settembre, in cui aveva picchiato la moglie, i bambini e anche il ragazzo più grande, il 17enne, la donna e i tre figli erano stati accompagnati in una casa protetta, dove sarebbero potuti rimanere al sicuro ancora per un po’. Due giorni fa, però, la donna aveva deciso di tornare comunque a casa, forse rassicurata dal provvedimento del giudice, forse desiderosa di ritrovare un po’ di normalità per sé e peri propri figli.

L’uomo ne ha approfittato, e forse senza nemmeno sapere che il bimbo riposava nella cameretta accanto, ha acceso il fuoco. Del suo desiderio di vendetta è rimasto vittima il piccolo Marco, morto a soli 11 anni.
 

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