«Non poteva avvicinarsi a loro. Ci sentiamo tutti impotenti»

Il sindaco Vincenzi in lacrime davanti alla villetta di via Tasso. La famiglia era seguita dai servizi sociali  per le violenze dell’uomo

SABBIONETA. «Mi sento impotente. Davanti a questa tragedia immensa ci sentiamo impotenti tutti». La voce gli si spezza in gola, anzi più giù, dove sta il cuore. Di uomo e di insegnante.. È sconvolto, il sindaco di Sabbioneta, Aldo Vincenzi. Impietrito davanti alla casa di Ponteterra dove Gianfranco Zani ha sfogato la sua violenza con il fuoco uccidendo il figlio di 11 anni.

«È un gesto che non sarei riuscito neanche a immaginare». In Comune la situazione della famiglia era conosciuta, racconta Vincenzi, «avevamo le segnalazioni dei servizi sociali che li seguivano. Il comportamento di quell’uomo era molto preoccupante». Molto violento. In luglio il figlio maggiore, Alex, di 17 anni, era stato ricoverato all’ospedale Oglio Po per le botte prese dal padre. E in settembre in ospedale erano andati tutti, la madre e i tre figli, picchiati dall’uomo.


A quel punto i servizi sociali del Comune erano intervenuti a gamba tesa mandando la madre e i figli in una casa protetta, in una località segreta.

Poi era arrivato il provvedimento del giudice nei confronti dell’uomo con il divieto di avvicinamento alla casa di Ponteterra.

E i quattro, soltanto questa settimana, erano tornati a casa. «Un divieto che non è stato assolutamente sufficiente. Lui è tornato con tutta la sua violenza».

Ieri sera la donna e i due figli sono stati portati all’ospedale Oglio Po. Sono incolumi ma sotto choc. «La psicologa ha chiesto espressamente che i figli restassero accanto alla madre. Devono essere rassicurati e lei è il loro unico punto fermo». —

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