Un mese di tempo per dare un parere sulla Grande Mantova

La Regione detta le scadenze per i consigli dei 5 Comuni. Entro la fine dell’anno dovranno esprimersi sulla fusione

MANTOVA. I sindaci di città e dei quattro comuni dell’hinterland, Porto Mantovano, Borgo Virgilio, Curtatone e San Giorgio, dovranno portare in consiglio comunale entro la fine del mese il progetto di legge di iniziativa popolare sulla fusione delle cinque amministrazioni. Dovranno insomma dire se sono favorevoli o meno alla Grande Mantova.

A dirlo è la nota firmata dal presidente del consiglio regionale lombardo, Alessandro Fermi, arrivata nei giorni scorsi ai cinque sindaci interessati. A dare il termine di trenta giorni dal ricevimento della nota (che allega il testo di progetto di legge su cui ha raccolto le firme il comitato promotore del referendum) è la legge regionale 29 del 2006. Il parere dei Comuni andrà trasmesso al consiglio regionale. Se questo non dovesse avvenire, recita l’articolo 8 della legge 29, i pareri «si intendono favorevoli».


Entra nel vivo, dunque, il percorso dell’iniziativa del comitato promotore mantovano che porterà al referendum nei cinque Comuni per arrivare alla fusione in un’unica da 100mila abitanti. Entro tre mesi dal deposito la commissione la iscriverà nel calendario dei lavori del consiglio regionale che dovrà determinare la data del referendum.

I promotori del referendum, in testa i consiglieri comunali di Forza Italia, Giuliano Longfils, dei Cinque Stelle, Michele Annaloro e l’ex leghista Massimo Zera chiederanno formalmente alla commissione affari istituzionali del consiglio lombardo, che la consultazione popolare avvenga prima delle elezioni amministrative che nella prossima primavera vedranno coinvolti tre dei cinque Comuni coinvolti (Borgo Virgilio, Porto e San Giorgio). Per i promotori sarebbe meglio evitare il referendum dopo il voto, per non rischiare che, in caso di vittoria dei sì nei cinque Comuni, si possa interrompere la legislatura dopo qualche mese.

Se, infatti, dovesse vincere il sì alla fusione, il consiglio regionale dovrebbe prenderne atto ed emanare un decreto che stabilisce lo scioglimento dei consigli comunali interessati e l’arrivo del commissario. Quasi impossibile che la richiesta venga accolta, per cui è probabile che la consultazione si tenga nel prossimo autunno.

Il referendum, dunque, per il Comune unico rischia di essere dirompente sulla politica mantovana perché potrebbe portare ad un’interruzione anticipata dell’amministrazione Palazzi in scadenza nel giugno 2020. Non è mistero che la raccolta di firme per il referendum promossa da Longfils e Annaloro non sia stata vista di buon occhio dal centrosinistra (ma anche nel centrodestra non sono mancati i mal di pancia). La campagna referendaria, dunque, si preannuncia particolarmente accesa perché oltre a quello del futuro Comune c’è in ballo il destino delle cinque amministrazioni attuali.

Questo referendum non prevede quorum. Perché passi la fusione bisognerà che il sì prevalga in tutti i comuni. Se uno solo dovesse dire no, il consiglio regionale potrebbe valutare se dare l’ok o meno per procedere con gli altri quattro. Se, però, a sottrarsi dovesse essere il capoluogo, politicamente tutto si bloccherebbe. —
 

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