Villa Poma. Senza paga i 40 dipendenti: decise le dimissioni in massa

Si complica il caso La Vetri di Borgo Mantovano. La Filctem Cgil: l’azienda ha chiuso di proposito. L’appello del titolare: «Il Tar ci consente di riaprire, sospendete la vertenza»


BORGO MANTOVANO. Si complica il caso La Vetri, la vetreria con sede a Villa Poma che si occupa anche di lavorazione rifiuti non pericolosi. I 40 dipendenti, che non percepiscono lo stipendio da tre mesi, hanno avviato una vertenza per vedere riconosciuto il diritto a ricevere perlomeno alcune mensilità. In caso contrario scatterà già da domani la misura delle dimissioni collettive per giusta causa. Iniziativa che consentirebbe ai dipendenti di percepire la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l'impiego), l'ammortizzatore sociale voluto dal Jobs Act che dal 2015 ha sostituito i sussidi finora stanziati per i lavoratori dipendenti disoccupati.

Se quindi il Tar ha imposto alla Provincia di riattivare l’autorizzazione, revocata lo scorso 8 ottobre per inadempienze, consentendo così la ripresa della produzione, questa difficilmente avverrà. «Occorre precisare - spiega Patrizia Sperandio, sindacalista della Filctem Cgil che sta seguendo la vicenda - che la ditta era ferma già da settembre, prima della revoca dell’autorizzazione da parte della Provincia. E non ha pagato più le mensilità ai dipendenti». La Vetri negli scorsi anni, all’acutizzarsi della crisi, ha usufruito di tutte le ore consentite di cassa integrazione. «Ad agosto avrebbe dovuto concludere il piano di disinquinamento e di ritorno nei limiti dell’autorizzazione, ma non l’ha fatto. Abbiamo chiesto di avviare la cassa straordinaria, ma hanno detto no. L’azienda ha venduto i camion, ricollocando gli autisti. E da un mese non c’è più energia elettrica in ditta». Segnali che dipendenti e sindacato hanno interpretato come volontà di abbandonare l’attività. «Le relazioni sindacali sono sempre state buone - conclude la Sperandio - Ma con queste incertezze non si può andare avanti. Abbiamo chiesto all’azienda di fare fronte ai propri impegni, di pagare almeno degli acconti. Ma la porta è rimasta chiusa. Per questo è stato deciso di procedere con dimissioni collettive per giusta causa, che tutelano con la Naspi i dipendenti, sorrette dal mancato pagamento di tre mensilità. Riservandoci di avviare una eventuale istanza di fallimento».

L’azienda, per parte sua, spiega di avere fatto il possibile, ma che la situazione solo recentemente ha avuto uno sblocco. «Il Tar ci ha dato ragione consentendoci di poter riprendere a lavorare - spiega Marco Ravagnani - Sappiamo che dopo mesi di fermo, senza fatturare, non è facile ripartire. E che i dipendenti attendono le mensilità arretrate. Ma se si vuole andare avanti, serve sospendere le dimissioni collettive e sedersi subito ad un tavolo. Dal quale potrebbero emergere le risposte».


 

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