La Vetri di Villa Poma: dimissioni collettive come ultimatum  

I 40 dipendenti sottoscrivono il congedo volontario per giusta causa.  Sperandio (Cgil): «L’azienda paghi due mensilità per fermare l’addio»

BORGO MANTOVANO. I 40 dipendenti de La Vetri, società di proprietà della famiglia Ravagnani, hanno sottoscritto lunedì 10 dicembre le dimissioni volontarie collettive “per giusta causa”. Contemporaneamente hanno ingiunto alla ditta, tramite Pec inviata dall’avvocato sindacale, di saldare almeno due delle tre mensilità arretrate entro giovedì 13 dicembre. Se l’azienda non provvederà, le lettere di dimissioni partiranno e l’azienda si troverebbe a quel punto ad un passo dal fallimento.

Giunge così ad una parziale conclusione la vicenda della vetreria, avviata per la produzione di vetro e trasformatasi nel corso degli anni in azienda dove avveniva la lavorazione di rifiuti pericolosi. Il tutto dato da un’autorizzazione della Provincia nel 2015. Ma già dal 2016 i controlli fatti dalla stessa Provincia avevano riscontrato anomalie e superi dell'autorizzazione, sia in termini di quantitativi, che di mancate precauzioni per evitare l’inquinamento dovuto al ciclo di lavorazioni. Un contenzioso che aveva visto, dopo un blitz della Finanza, porre sotto sequestro i piazzali della ditta, obbligata a procedere ad un piano di disinquinamento e di ritorno della propria attività entro i limiti autorizzati. Ma i controlli della Provincia, lo scorso agosto, avevano verificato che gli impegni presi dalla ditta erano stati disattesi, procedendo quindi l’8 ottobre alla revoca dell’autorizzazione, ridata negli scorsi giorni su sentenza del Tar. Una sorta di stop, quello di ottobre, che in realtà era stato preceduto dal fermo volontario della ditta già a settembre, dal distacco dell’energia elettrica, dalla vendita dei camion. Prove, secondo dipendenti e sindacato, della volontà di dismissione dell’attività da parte della proprietà, che proprio da settembre non ha più pagato le spettanze.


«Abbiamo più volte chiesto che la situazione fosse stabilizzata - spiega Patrizia Sperandio, della Filctem Cgil che segue dal primo giorno la vicenda - Ma l’azienda non ha voluto sentire ragioni. Dopo avere esaurito i giorni di cassa ordinaria, pur avendo la possibilità di chiedere quella straordinaria, non l’ha fatto. E pur essendo ferma da mesi, non ha nemmeno proceduto con i licenziamenti, lasciando i dipendenti nel limbo: senza lavoro e senza stipendi. Per tutelare i lavoratori, oggi siamo costretti a procedere con le dimissioni collettive per giusta causa, non essendo state pagate tre mensilità continuative, in modo da far percepire loro almeno le indennità di legge. Ma La Vetri ha la possibilità di fermare l’orologio entro giovedì mattina, se verserà due delle tre mensilità mancanti sui conti correnti dei lavoratori. In caso contrario, faremo partire le lettere di dimissioni. Come sindacato facciamo sempre di tutto per evitare il fallimento, ma dobbiamo tutelare i lavoratori».

Ora ci sarà da attendere la decisione del Cda de La Vetri. Per l’azienda, Marco Ravagnani aveva chiesto la scorsa settimana tempo ai sindacati. Considerando che la ripartenza resa possibile dalla sentenza del Tar non sarebbe comunque cosa facile. «Siamo fermi da mesi - aveva spiegato  - senza lavorare e senza fatturare. In queste condizioni non è facile ripartire». La situazione è seguita dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alberto Borsari e dal Comitato ambientalista, che si era costituito per segnalare i casi di inquinamento dovuti a scarichi nei fossi e polverino di vetro nell’aria. 



 

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