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Mantova, rallenta il mercato del lavoro: saldo negativo per mille posti

Nel terzo trimestre dell’anno 17.423 cessazioni a fronte di 16.379 avviamenti. Mantova fa peggio della media lombarda: a soffrire di più il settore industria

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MANTOVA. Più cessazioni che avviamenti: arranca il mercato del lavoro nella provincia di Mantova, che non riesce a difendere la fragile ripresa faticosamente conquistata. E, probabilmente, comincia a scontare l’effetto del decreto Dignità, con il quale il ministro avrebbe voluto mettere un bastone nella ruota del lavoro precario, ma che, alla prova pratica, sta già accelerando il singhiozzo dei contratti. Perché, oltre i 12 mesi, per il datore scatta l’obbligo di indicare le causali che giustifichino il rinnovo. E in tanti preferiscono fermarsi.

L’evidenza è nell’analisi dell’andamento del mercato del lavoro nel terzo trimestre del 2018 (fonte Sistal Regione Lombardia): se nello stesso periodo del 2017 il saldo tra avviamenti e cessazioni si attestava a +2.042, quest’anno precipita a –1.044. Vero, l’emorragia di posti accomuna tutte le province lombarde, ma il dato mantovano è peggiore della media regionale: –151,% contro –106,1%. Nel dettaglio: gli avviamenti passano dai 15.817 del 2017 ai 16.379 del 2018 con una crescita del 3,6%, non abbastanza per bilanciare l’aumento delle cessazioni, da 13.775 a 17.423 (26,5%). Mentre il quadro regionale vede un aumento delle cessazioni pari al 20,1% e una crescita degli avviamenti del 5,4%.

Quanto alla tipologie contrattuali, sotto il cappello delle permanenti si registra: il balzo dell’apprendistato, con un saldo tra avviamenti e cessazioni positivo per 277 unità (+65,9%); la tenuta dei contratti a tempo indeterminato, con 2.822 avviamenti contro i 2.846 del 2017, e la frenata delle cessazioni (3.287 contro 3.563), con un saldo sempre negativo ma meno drastico (–465 su –717). Tirando le somme, nel terzo trimestre 2018 i contratti stabili registrano un saldo negativo di –188 unità.

Alla voce “contratti flessibili” si segnala un saldo negativo di 856 unità: a pesare di più sono le 11.193 cessazioni registrate dai contratti a tempo determinato, a fronte dei 10.500 avviamenti (nel 2017 il saldo era positivo per 2.415 unità). Segno meno anche per i contratti a progetto e somministrati. Stringendo il fuoco sui settori, si (ri)scopre che a soffrire di più è l’industria, seguita da agricoltura, commercio e servizi, edilizia.

«I dati non fanno altro che confermare, con precisione, che la situazione occupazionale è pesantemente critica, e lo è ancor di più nel Mantovano rispetto al resto della Lombardia – annota il segretario della Cisl Asse del Po, Dino Perboni – Le prospettive occupazionali del prossimo futuro non sono affatto positive, c’è sempre più bisogno di investimenti e nuovi posti di lavoro. Alle imprese già sul territorio devono aggiungersi nuovi insediamenti industriali ed aziendali». In tal senso, la priorità sbrogliare il nodo delle infrastrutture – l’indice è puntato sui collegamenti con Milano, via Cremona – altrimenti Mantova sarà sempre più periferia. 

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