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Mantova, i No Slot insistono sulle fasce: «Stessi orari in tutti i Comuni»

A tre anni dall’invio della prima lettera ai sindaci, è cominciato il giro nei municipi. Primo obiettivo: spezzare il tempo dell’azzardo almeno nel Distretto di Mantova

Igor Cipollina
2 minuti di lettura

MANTOVA. Nuovo anno, vecchie infelicità da rammendare in un inizio diverso. La disperazione compulsiva di chi gioca d’azzardo per inseguire una fortuna che non si lascia acchiappare, per zittire il buco del proprio scontento, per anestetizzarsi fino ad aderire ai bottoni che ci si ostina a schiacciare o alla patina dorata che si gratta via senza più provare nemmeno un brivido. Una spirale che il coordinamento No Slot di Mantova è deciso più che mai a interrompere e spezzare, mettendo una punteggiatura al ronzio delle macchinette mangiasoldi

È del gennaio 2016 l’invio di una lettera agli allora 69 sindaci della provincia, per sollecitarli a seguire l’esempio del Comune capoluogo e introdurre delle fasce orarie. La seconda lettera, indirizzata ai sindaci di Viadana, Castiglione, Borgo Virgilio e Curtatone, è del maggio 2017. Sollecitazioni accompagnate da interventi, progetti, convegni e campagne. Tanto impegno a fronte di un guasto sociale che anno dopo anno s’allarga a s’aggrava: l’evidenza è nell’inchiesta di data journalism dei quotidiani locali del gruppo Gedi con Visual lab e Dataninja, diffusa nei giorni scorsi. Inchiesta che inchioda la provincia di Mantova a una spesa pro-capite in azzardo di 1.240,04 euro all’anno, con la punta estrema di Borgo Virgilio dove il dato s’impenna a 3.919,80 euro.

Così, cadute nel vuoto le lettere ai sindaci, adesso il coordinamento No Slot ha iniziato il suo giro per i municipi, per guardare gli amministratori negli occhi, presentarsi, offrire la propria consulenza e sciogliere il timore che un’ordinanza eventuale possa trascinare il Comune in una battaglia legale impari con i colossi del gioco. In questo senso l’ordinanza del Comune di Mantova, voluta nel 2015 dall’allora sindaco Nicola Sodano, è un esempio blindato: il Consiglio di Stato ha promosso le fasce orarie e frustrato il tentativo dei giganti dell’azzardo di svuotare la misura disinnescandone la sanzione che, in caso di recidiva, sospende l’attività.

Rimodulato, l’obiettivo del coordinamento No Slot è quello di armonizzare le fasce orarie almeno nei quindici Comuni del Piano di Zona-Distretto di Mantova, dove oltre al capoluogo soltanto San Giorgio e Marmirolo hanno messo un punto e un freno al gioco. Dopo Villimpenta, Roncoferraro e Castelbelforte, il giro riprenderà da Castellucchio e Porto Mantovano, per esaurirsi con il mese di gennaio. Il passo successivo prevede la sollecitazione di un’assemblea del Piano di Zona che metta il tema delle fasce orarie all’ordine del giorno, incassando l’appoggio della maggioranza dei Comuni.

«Vogliamo che si realizzi una sorta di Grande Mantova per le fasce orarie – ripete la portavoce del coordinamento, Giusi Nosè – Chi ci rappresenta politicamente non può chiudere gli occhi e colludere con questi “trafficanti” di una droga senza sostanza e, purtroppo, legale». Senza mai colpevolizzare chi ci è cascato e ora non riesce a risalire dalla buca della propria dipendenza. Con un occhio di riguardo per i ragazzi e i contesti nei quali crescono e annaspano, lavorando «sul senso di inadeguatezza e di titubanza di tante famiglie». Eccola la vera sfida, altro che gratta e (di)spera. 

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