La Cgil rilancia l'allarme merci pericolose: «I treni fuori da Mantova»

Sono 30 i convogli che ogni giorno attraversano la città con il loro carico: «Aspettiamo una linea alternativa da decenni, ora la crisi ha ridotto i controlli»

MANTOVA. Il problema è antico, l’ansia sempreblù. La paura di una città d’arte e d’industria attraversata ogni giorno (e ogni notte) da una trentina di treni merci. Cisterne cariche di stirene e benzene, solo per citarne due: merci pericolose che fendono Mantova come una freccia avvelenata. Brutta bestia, l’ansia, diluita per quieto vivere nell’abitudine. Il battito torna ad accelerare durante le simulazioni di emergenza, quando alla stazione del Frassine suona la sirena e si recita il copione dei soccorsi, fondamentale, certo, ma è solo un’esercitazione.

E la prospettiva di un incidente o di una perdita di merci pericolose sbiadisce in fretta, archiviata alla voce “eventi improbabili”. Strategie di sopravvivenza che non sempre riescono a zittire i timori. A riproporre la questione, sollecitando un intervento tempestivo, non più rinviabile, torna alla carica la Filt Cgil, che durante l’ultimo congresso provinciale si è rivolta direttamente all’assessore Iacopo Rebecchi.

«Bisogna intervenire subito, non possiamo aspettare l’incidente – ripetono il segretario provinciale Marzio Uberti e Luigi Pace – Un piano che preveda un tracciato alternativo, lontano dalle abitazioni, esiste già, ma sono decenni che ne aspettiamo la realizzazione da parte delle Ferrovie dello Stato. Non vogliamo seminare terrore, ma a innescare l’esplosione di Viareggio, dopo il deragliamento, è bastata una scintilla, e a Pioltello i sospetti si concentrano sulla tavoletta di legno sotto il binario. Insomma, questa imprevedbilità ci angoscia».

Se sono decenni che si aspetta una soluzione, perché riaccendere la paura proprio adesso, con il polo chimico ridimensionato dalla crisi e, si suppone, tecnologie migliori e prudenze maggiori nel maneggiare le sostanze pericolose?

«Il punto è proprio questo, la crisi economica – rispondono Uberti e Pace – Abbiamo motivo di credere che la compressione dei costi abbia abbassato il livello della sicurezza e dei controlli, mentre Mantova continua a occupare una tra le prime posizioni a livello nazionale nella graduatoria del rischio ambientale. Ecco perché non possiamo più aspettare per una linea alternativa, e perché una politica lungimirante dovrebbe inserire la questione tra le priorità».

«Dopo anni di no da parte di Rfi (la società del gruppo FS che si occupa dell’infrastruttura, ndr), nel marzo del 2018 abbiamo ottenuto dalla stessa la disponibilità a ipotizzare un tracciato alternativo all’attuale linea Monselice – ricorda l’assessore Rebecchi – Tracciato che, da un lato, consentirebbe di allontanare il traffico merci dal centro città e dal complesso museale di Palazzo Te, togliendo anche tre passaggi a livello, e, dall’altro, risolverebbe le problematiche denunciate dalla Filt Cgil».

Segnale incoraggiante, ma ancora troppo fragile: «Sappiamo bene che si tratterebbe di un’opera ben superiore ai 100 milioni di euro e ci vorranno anni per riuscirci – concorda Rebecchi – Ma oggi Rfi si dichiara disponibile e stanno valutando il nuovo tracciato». E tra le mille incognite, la più ingombrante interpella il Governo: «Metterà nel 2020 le risorse ad hoc nel contratto di investimenti di Rfi?». 

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