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La Pm ai giudici: "Scrivete nella sentenza la verità su Muto"

L'imprenditore è stato assolto in via definitiva ma il pubblico ministero chiede ai giudici dell'appello di fare chiarezza

BRESCIA. «È il momento di un passaggio di verità sostanziale. Antonio Muto è stato assolto in via definitiva, quindi non possiamo chiedervi di condannarlo, né di incriminarlo. Però voi avete il compito di ripristinare la verità. Di scrivere come si sono svolti i fatti». È una richiesta tanto forte quanto inusuale questa di Claudia Moregola ai giudici dell’Appello. Assolto, ma non per questo innocente.

La Pm insiste sul ruolo dell’imprenditore cutrese trapiantato a Curtatone negli affari di Grande Aracri. È dedicata a lui, ex re del mattone mantovano, «la gallina dalle uova d’oro per la cosca», la prima parte della requisitoria della Pm, cominciata con due ore di ritardo per un disguido tecnico, anzi termico. Nel luogo segreto dove Salvatore Muto, il collaboratore di giustizia, è stato portato per assistere all’udienza in videocollegamento, la temperatura era di 15 gradi sotto zero: internet non funzionava ed è stato necessario trasferirlo in un’altra postazione meno estrema, per garantirgli la partecipazione.


Recupera subito il tempo perduto, la Pm, ribadendo senza mezzi termini «il rapporto diretto, fortissimo», tra il boss e l’imprenditore, con il patto stretto nell’agosto del 2011 a Cutro. Messi a fondo campo i mesorachesi, con cui Muto aveva fatto affari ghiotti, occorre saltare subito sul carro dei vincitori. Quello che raccontò Matteo Franzoni è la cartina di tornasole delle dichiarazioni dei pentiti: sentì dire a Muto che «ora che quello di giù è stato liberato, ci si deve mettere a posto». Sa di avere carte interessanti per il boss. La prima è la sua «potenzialità corruttiva» che gli consente di trasformare terreni che prima valevano due lire in edificabili. «È un corruttore seriale, a partire dai Comuni».

Trasforma in oro quello che tocca, il re Mida. Rocca lo capisce e lo sfrutta. Il muratore intuisce che può fare un salto di qualità grazie a lui, dopo aver morso il freno per anni. Muto «si mette a disposizione», a Cutro, promettendo a Grande Aracri di farlo entrare negli appalti che aveva in mano: Lagocastello, anche se bloccato, Campitello, San Silvestro e piazzale Mondadori, dove bisognerebbe far fuori le ditte che hanno già preso l’appalto. «Franzoni non è un matto. Aveva capito che Muto remava contro. E Salvatore Muto lo ha detto chiaro: era il re del mattone a dare il via alle intimidazioni nei confronti dei suoi soci».

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