«A Mantova ’ndrangheta emergenza vera: allerta massima sui reati spia»

Aumentano i delitti contro la pubblica amministrazione: corruzione e concussione. E i testimoni sono poco disponibili a collaborare

BRESCIA. Carenza di magistrati, poche risorse, ma l’emergenza per Mantova è un’altra: la ’ndrangheta. Non lo nasconde, il procuratore generale della Repubblica Pier Luigi Maria Dell’Osso. Lo scrive e lo ripete davanti al prefetto Carolina Bellantoni, al questore Paolo Sartori, al giudice Matteo Grimandi e al magistrato onorario Lidia Anghinoni seduti tra il pubblico per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. «È il territorio più interessato dalle infiltrazioni mafiose».

Massima attenzione sta riservando la Procura sotto la spinta di Manuela Fasolato ai reati spia che nascondono la matrice della criminalità organizzata: incendi ed estorsioni in primo luogo, e poi usura, gioco d’azzardo, scommesse clandestine, sfruttamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La Procura, sottolinea Dell’Osso ha proceduto per numerosi reati contro la pubblica amministrazione che risultano in forte aumento, soprattutto per corruzioni e concussioni.

A Mantova, dice «si registra un contesto di scarsa trasparenza e soprattutto di esigua disponibilità a collaborare da parte delle persone informate sui fatti». Un impegno gravoso è costituto dalle conseguenze delle crisi d’impresa che occupano sia i procedimenti civili che quelli penali.

L’aumento dei reati in materia di inquinamento ambientale sta particolarmente a cuore a Dell’Osso: «In particolare ci sono gravi problemi per i laghi di Mantova e il polo chimico. C’è una situazione di inquinamento pesante tuttora in atto, come risulta dalle numerose campagne di monitoraggio delle acque di falda realizzate da Arpa. Due i punti da segnalare: se diverse indagini sono partite dalle denunce di cittadini consapevoli, dall’altra parte è preoccupante il ritardo della programmazione delle bonifiche, non solo per le complessità tecniche, ma anche per i ricorsi dei privati tenuti agli interventi».

Dell’Osso tiene a ricordare, infine, il rinvio a giudizio dei nove imputati a Sermide per apologia del fascismo, dopo che avevano costituito una lista “Fasci italiani del lavoro” con il fascio littorio nel simbolo. «Una vicenda che si inquadra in un ampio scenario di conati di analoga ispirazione in territorio bresciano e veneto».

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