Agriturismi: «La riforma della Regione ci preoccupa»

L'indice del Consorzio agrituristico mantovano è puntato sull'innalzamento dal 30 al 50% dei prodotti aziendali e sull'obbligo che tutti i prodotti siano esclusivamente lombardi 

MANTOVA. Riunione molto partecipata, il 28 gennaio, al Consorzio agrituristico mantovano per discutere sui cambiamenti della legge regionale che prevede, in sintesi, un innalzamento della percentuale di prodotti aziendali dal 30 al 50% e un calo dal 30 al 20% di prodotti acquistati non da aziende agricole.

«Da parte nostra non c’è un’opposizione pregiudizievole verso alle modifiche - dice Marco Boschetti, direttore del Consorzio agrituristico mantovano – ne abbiamo discusso con le aziende e faremo delle controproposte. Crediamo che la proposta della Regione non consideri appieno il ruolo che l’agriturismo ha svolto in questi trent’anni per lo sviluppo della multifunzionalità in agricoltura, per il recupero dei fabbricati agricoli. In questi anni molte aziende hanno optato per la vendita diretta, si è venuto a creare un legame stretto tra aziende agricole e agriturismo e questa sinergia ha fatto nascere opportunità importanti».


Quanto al fatto che gli agriturismi devono vendere solo prodotti lombardi, «c’è preoccupazione per questa proposta – prosegue Boschetti – ritengo che acquistare solo lombardo in una provincia come la nostra, di confine appunto, non abbia molto senso e lo ha ancora meno se pensiamo che in parlamento è appena stata approvata la legge che considera locale un prodotto che non proviene da una distanza superiore ai 70 chilometri. È in contraddizione con la proposta regionale».

«Apprezziamo la proposta dell’assessore di differenziare l’offerta per migliorare l’attrattività, ma bisogna ampliare gli spazi delle attività culturali e ricreative, dando loro più autonomia, mettere in campo nuove attività come l’assistenza agli anziani, il rimessaggio, la possibilità portare professionalità al di fuori della corte agricola, facendo ad esempio street food con i prodotti dell’azienda».

Cosa ne pensano le aziende? «Sono d’accordo che ci debba essere una variazione delle percentuali – dice Maria Grazia Maestri dell’Agriturismo dell’Ibisco di Correggio Micheli – ma non così drastica come ci viene proposta. Se poi guardiamo al “solo lombardo” sarebbe meglio che ci facessero sconfinare di 20-30 chilometri anche in altre regioni vicine».

Dello stesso avviso Giuliano Annibaletti, dell’agriturismo Eliodoro di Roverbella: «Un passaggio dal 30 per cento al 50 per cento è un salto molto impegnativo, soprattutto per le piccole aziende che non hanno alle spalle un allevamento e magari hanno prodotti di nicchia come miele e ortofrutta».

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