Libera parte civile: «La cosca condizionò le attività economiche»

MANTOVA. «Ogni delitto con cui si mira a condizionare la libertà di iniziativa economica, per favorire una compagine mafiosa o comunque per esaltare la forza del metodo mafioso, costituisce un danno per i soci aderenti a Libera».

È una delle motivazioni con cui Libera, l’associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti, argomenta la sua costituzione a parte civile nel processo Pesci d’Appello. Una costituzione che le difese del boss Nicolino Grande Aracri e di uno dei suoi luogotenenti, Alfonso Bonaccio, contestano con veemenza. Ribatte colpo su colpo, la memoria redatta dall’avvocato Vincenza Rando, che sottolinea un punto fondamentale: «Libera utilizzerà la somma liquidata per realizzare dei progetti specificamente dedicati al territorio: in particolare un progetto finalizzato alla cultura della legalità e responsabilità sarà destinato alle scuole del territorio e un progetto sarà rivolto al mondo delle professioni e verterà sulla tematica dell’etica delle professioni ed etica della politica.


«Gli imputati hanno messo in atto condotte tali da esercitare un controllo sistematico e asfissiante del territorio, così da determinare la violazione dei diritti fondamentali dei cittadini» scrive la Rando, che avalla punto per punto la ricostruzione presentata in Appello dalla Procura generale, puntando il dito contro la zona grigia che costituisce il nuovo fronte delle indagini: «la forza della mafia consiste nella capacità di intessere relazioni sempre più stringenti con l’economia legale e di mimetizzarsi nella zona grigia in cui entrano imprenditori e professionisti che accettano compromessi con la criminalità organizzata».
 

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