Mantova,  Sodano si sfoga: «Accusato per un piano approvato da altri. Nel 2015 democrazia modificata»

L’ex sindaco parla dopo l’assoluzione: «Ero innocente ma dovetti rinunciare a candidarmi. Non lo farò nel 2020». «Sono stati 4 anni terribili, c’è stata una campagna mediatica contro me. Ma Forza Italia e il centrodestra mi hanno creduto». Il ringraziamento al vescovo Busti:«Mi fu molto vicino»

MANTOVA. «Il paradosso è che tutto quello che mi è capitato in questi anni è a causa di una “porcata” inventata dalla sinistra, vale a dire il piano Lagocastello. Io sono il sindaco che ha fermato quel piano. Eppure sono stato accusato di reati pesantissimi, che mi hanno causato danni economici, d’immagine e politici». È il day after di Nicola Sodano. Per l’ex sindaco è arrivata l’assoluzione nel processo per corruzione sulla vicenda del piano Lagocastello. Assieme a lui sono state assolte altre sei persone, tra le quali il costruttore Antonio Muto. Quando lo contattiamo, Sodano sembra restio a fare commenti. «Sto ancora metabolizzando il tutto - spiega - deve capirmi, sono stati quattro anni terribili. Ma alla fine i giudici hanno confermato quanto io ho sempre detto: sono innocente». E a quel punto, l’ex sindaco si sblocca.

Immagino che quando ha saputo della sentenza abbia tirato un grosso sospiro di sollievo...


«Gli avvocati mi hanno detto che abbiamo incontrato un giudice bravo e coraggioso. La cosa che forse non è chiara è che io su questa faccenda, nonostante le gravi accuse, non sono mai stato sentito. Mi ero documentato, avevo pronto il materiale per chiarire la montagna di fraintendimenti su cui si basavano le accuse di corruzione. E mi permetta di dire che anche i titoli dei giornali, della Gazzetta di Mantova, come “Sodano alla sbarra” , inducevano l’idea che io fossi dentro e fuori dalle aule di tribunale. Sono stato addirittura associato alla ’ndrangheta, sul giornale, quando questa accusa non mi è stata mai mossa. Non è stata una passeggiata».

Ma è finita. Adesso come intende muoversi? C’è chi ritiene che dovrebbe candidarsi sindaco...

«No, non mi candido ora. Mi dovevo candidare nel 2015. L’avviso di garanzia è arrivato nel gennaio del 2015, a campagna elettorale iniziata. È stata modificata la vita democratica della città. Capisco che i giudici non debbano tener conto se uno è candidato, ma la tempistica di quell’avviso è stata, per così dire, “sfortunata”. La cosa più giusta, per la città, sarebbe stata che il sindaco uscente si ricandidasse. Per carità, non so se avrebbe vinto Mattia Palazzi o io. Ma sarebbe stato più giusto che l’avviso arrivasse dopo le elezioni».

Poteva candidarsi ugualmente. Lei sapeva di essere innocente. Perché non lo ha fatto?

«Era partita la gogna mediatica, si parlava di ’ndrangheta anche se io non sono mai stato accusato né indagato per questo. Ho cercato di calmare le acque anche per la mia famiglia, che ha molto sofferto per quello che mi è accaduto in questi anni. La cosa incredibile è che quel piano venne varato, in modo assolutamente lecito, ai tempi della giunta Burchiellaro. Una loro invenzione, approvata anche da amministratori attuali che al tempo erano consiglieri di maggioranza. La tragedia successiva è colpa della Brioni, che fece partire le opere di urbanizzazione e poi, invece di chiamare l’imprenditore dicendo che non era d’accordo, ha creato tutto questo. La Brioni ha fatto dichiarazioni pesantissime nei miei confronti negli anni seguenti. E pensare che quel piano è stato fermato quando il sindaco ero io. Altra porcheria voluta dalla sinistra è stato il piano Mondadori e anche quello è finito col danneggiare me. Per quattro anni sono stato indicato come quello corrotto, quello vicino alla ’ndrangheta e via dicendo. Anni terribili, ma non sono rimasto solo. C’è stato chi ha creduto a me e non a quello che leggeva sui giornali».

A chi si riferisce? Al partito?

«Ringrazio Anna Lisa Baroni e il partito. Non mi hanno messo da parte. Anzi, sono stato nominato vicecoordinatore. Certo, c’era chi all’epoca diceva che bisognava essere prudenti, che magari ero colpevole... vabbè, il partito comunque ha creduto in me. Ringrazio anche il centrodestra, la Lega a partire dalla Cappellari e Fratelli d’Italia a cominciare da Beduschi, che hanno mostrato di fidarsi di me, della mia innocenza. Tra le autorità ringrazio il vescovo Busti e mi permetta di ringraziare anche il Lions club Mantova Ducale che mi ha eletto presidente e, naturalmente, i miei avvocati».

Scusi, perché il vescovo Busti?

«È sempre rimasto in collegamento con me tramite WhatsApp. Mi fu molto vicino quando avvenne la cosa» .

Lei ha ancora una vicenda giudiziaria aperta però. La nomina del commercialista Domenico Laratta come revisore dei conti alla Fondazione Università...

«Già, assolto in primo grado e condannato dalla Corte d’appello a un anno, ma con la sospensione della pena e la non menzione. Come se io avessi bisogno di un giovane commercialista, quando ne ho uno di fiducia che ha lo studio sopra il mio. Ho deciso di fare ricorso in Cassazione anche se il mio casellario giudiziario è pulito. So di essere innocente e voglio andare fino in fondo. Ora devo assorbire il colpo, da un punto di vista psicologico sono stati anni pesanti. Ho scoperto che esistono molte associazioni di innocenti danneggiati dalla malagiustizia. In effetti, quando sei innocente e ti trovi in quella situazione, con i media che ti attaccano, è terribile. La cosa importante è uscirne vivi. Se uno non ha famiglia può pensare all’unico modo per sfuggire dalla gogna... non è il mio caso: ho la mia famiglia e ho sempre affrontato tutto questo a testa alta». 
 

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