Tutti assolti per Lagocastello, l'ex sindaco di Mantova Sodano: «Felice ma provato»

Il giudice romano scagiona Sodano, Muto e altri cinque: non ci fu corruzione. L'ex sindaco assolto anche per peculato, ma su di lui pesa ancora la sentenza di condanna in appello a un anno per corruzione in merito alla vicenda della nomina di Domenico Laratta a revisore dei conti della Fondazione Università di Mantova, in cambio di prestazioni professionali gratuite per lo studio di architettura dell’allora sindaco. Una condanna contro cui è stato presentato ricorso in Cassazione.

MANTOVA. «Felice certo, ma anche molto provato» da una vicenda che lo ha tormentato negli ultimi quattro anni. «1.478 giorni e 1.479 notti» scrive Nicola Sodano su Facebook, ed è l’unico commento pubblico. «Non mi sento di parlare». Riflessioni e analisi le lascia al suo avvocato, Sergio Genovesi, che il 15 febbraio non ha potuto essere presente all’udienza. «In programma c’era un rinvio, poi due giorni fa è stato deciso di discutere. Avevo già altri impegni, ho preparato l’intervento che ho affidato al mio collega romano». Intervento che ha convinto il giudice per il non luogo a procedere sia per le corruzioni che per il peculato. «Per le corruzioni è emerso quello che sostenevamo: non ci sono prove. Per quanto riguarda l’accusa sui tentativi di aggiustamento della sentenza sul ricorso per Lagocastello si era capito subito che sarebbe caduta».



Più articolata la riflessione sugli atti contrari ai doveri d’ufficio. «Qui mi sono appoggiato al caso Squillante: in sostanza io posso corrompere chi ha il potere di decidere. E per il tavolo tecnico su Lagocastello chi poteva decidere era la funzionaria del ministero, Caterina Bon Valsassina, che ha detto in tutte le salse di non essere stata corrotta e di aver risposto in malo modo alla telefonata di Sodano che le chiedeva di partecipare». Ci fu però un traffico di influenze illecite. «Oggi si potrebbe configurare questo reato - ammette Genovesi - che però è stato introdotto dalla legge Severino nel novembre del 2012, successivamente ai fatti contestati». Caduta anche l’accusa di peculato: in realtà c’era una convocazione da parte di un senatore e Sodano avrebbe dovuto parlare anche di Mantova capitale della cultura.

Tolti questi macigni dalle spalle, su Sodano pesa ancora la sentenza di condanna in appello a un anno per corruzione in merito alla vicenda della nomina di Domenico Laratta a revisore dei conti della Fondazione Università di Mantova, in cambio di prestazioni professionali gratuite per lo studio di architettura dell’allora sindaco. Una condanna contro cui è stato presentato ricorso in Cassazione. A Laratta era stata concessa la messa in prova, con l’obbligo di prestare cinquanta giorni di servizio su un totale di 14 mesi in una comunità per la cura delle tossicodipendenze.

 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi