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Salvini “graziato”, la base dei 5 Stelle mantovani tra dubbi, rabbia e giustificazioni

Il confronto sui social dei militanti mantovani è lacerante come quello a livello nazionale 

MANTOVA. Come avviene a livello nazionale, anche nel Mantovano, simpatizzanti e semplici elettori del Movimento 5 Stelle si spaccano sulla decisione di negare l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso Diciotti.

Una decisione presa in seguito alla consultazione degli iscritti alla piattaforma Rousseau del movimento, che ha rivelato una frattura all’interno della base.

«Nel merito io ho votato per l'autorizzazione a procedere pur pensando che il governo abbia agito per il bene del Paese - dice un esponente noto quale Stefano Capaldo - Perché per me è sempre necessario farsi giudicare. Capisco l'amarezza di molti attivisti ...anch'io ieri ho avuto un senso di smarrimento, ma dobbiamo contestualizzare il voto. La maggioranza degli iscritti non ha "salvato" un politico per mafia, mazzette, corruzione. Quello lo hanno fatto altri in passato».

Ma non tutti la pensano così. Un elettore e simpatizzante 5 Stelle quale Paolo Rabitti, ingegnere noto per le sue battaglie ambientaliste (ultima in ordine cronologico quella contro l’inceneritore della cartiera) sbotta su Fb con: «5 stelle: vi ho sostenuto e votato ma mi sento truffato». E a un suo interlocutore che gli risponde « Ti capisco, pure io... ma sono ancora l'unica alternativa possibile, Rabitti risponde: «Ti rendi conto che hanno messo il Paese nelle mani di Salvini? È questa l’alernativa per cui ci siamo battuti?».

«Non giudichiamo con la rabbia Paolo, esaminiamo bene il contesto» è l'osservazione di un contatto di Rabitti, Maria. È chiaro che questa faccenda è stata digerita male anche da chi giustifica la scelta.

«L'analisi di Stefano non fa una piega, pure io accetto la maggioranza pur avendo votato no convinto - è il commento di Luigi, un contatto di Capaldo - Questa è stata una lezione di democrazia ed in democrazia si accetta il voto». Puntale la replica di un altro militante, Marco: «È un bello scarico di responsabilità sugli iscritti che hanno dovuto metterci una pezza perché non hanno voluto metterci la faccia. Quando c’era da decidere se far sbarcare o no le persone dalla nave non mi hanno fatto votare, hanno fatto di testa loro...».

«Sono dell'opinione che abbiamo perso un’occasione per ribadire che ci si difende nei processi e non dai processi» osserva Giancarlo. «Ho votato sì, non serve raccontare l'accaduto c'è un contratto di governo» è il commento di Giuseppe, mentre Maurizio utilizza una metafora che da tempo non si sentiva: «Ci siamo tappati il naso e mandato il chiaro messaggio alla " casta/sistema" che se cade il governo, non abbiamo un piano B». 
 

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