L’addio di Mantova al guerriero Sguaitzer. «Ci mancherai tanto»

Messa in suffragio dell’ex calciatore dopo la cremazione.  Politici e campioni dello sport per l’ultimo saluto in San Pio

MANTOVA. Pace per Marco dopo la lunga malattia, dopo l’agonia dell’ultima settimana, e per i suoi cari. Così si esprime il vicario parrocchiale don Simone Zacchi durante la commemorazione in San Pio X di Marco Sguaitzer, l’ex calciatore scomparso sabato mattina 2 marzo  a causa della Sla, la terribile malattia che lo aveva colpito circa dieci anni fa, cremato nel pomeriggio di lunedì 4 marzo al cimitero degli Angeli.

A ricordare Sguaitzer tanti amici, tanti cittadini comuni, il sindaco Mattia Palazzi, il vice Giovanni Buvoli, l’ex campione dell’Inter, della Juventus e della Nazionale Roberto Boninsegna, una rappresentanza del Mantova, formazione in cui aveva esordito come calciatore, e della squadra di basket degli Stings.


Durante la celebrazione sono stati letti un brano del libro del Siracide e uno del Vangelo di Marco. «Oggi siamo qui a riconoscere che Marco è entrato nel regno dei cieli; aveva tante ricchezze e tanti beni, ma li ha offerti per farne dono a chi viveva la sua condizione fisica ma non la sua forza. La vostra presenza lo testimonia e lui stesso era testimone di qualcosa di più grande» afferma don Zacchi durante l’omelia.

«Nel Vangelo si legge “chi è vivo e sano loda il Signore” ma anche Marco lo ha lodato attraverso la malattia che ha accettato trasformando il male in bene e la sofferenza in amore».

Al termine della celebrazione Manuela Pasquali, carissima amica in questi anni e “voce” di Sguaitzer, ha letto i pensieri che tanti amici hanno scritto al momento della sua scomparsa, da cui è emersa la difficoltà ad abituarsi alla sua assenza, oltre a tanti aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita assieme agli amici più cari, il “mai molar”, hashtag che aveva lanciato su Facebook, ed il suo libro Senza Limite Alcuno, sul quale aveva giocato con l’acronimo della Sla, o come lui la definiva “la stronza”.

«Mi mancherai amico mio così felice anche da fermo»: queste le parole alle quali è seguito un lungo applauso ed un ricordo del vescovo, letto da don Simone, che lo aveva definito un “guerriero della nostra città”.
 

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