La gestione unitaria mantovana. «Un esempio per il nazionale»

Vince Zingaretti ma non cambiano in segreteria gli equilibri delle assise provinciali. Carra avverte: nessuna rivendicazione, ma la linea politica è mutata del tutto



MANTOVA. Anche nel Mantovano le primarie del Pd hanno sancito il trionfo di Nicola Zingaretti. Che diventa, dunque, il punto di riferimento anche per la segreteria provinciale scaturita dal congresso celebrato nel novembre dello scorso anno. Da lì era derivata una segreteria unitaria che già allora coinvolgeva nella gestione del partito le varie anime renziane e di sinistra e che adesso non viene messa in discussione con i nuovi equilibri.

Anzi, Mantova a detta di tutti i referenti delle nuove componenti, può essere d’esempio per costruire anche a livello nazionale una gestione unitaria del Pd. Lo dice per primo il segretario Marco Marcheselli che alle assise nazionali non si è schierato. «Da noi - dice - c’è già una gestione unitaria sia nella forma grazie ad una lista unica che nella sostanza grazie al lavoro portato avanti con spirito unitario e con lo sguardo sempre rivolto al partito e alla realtà che ci circonda». Insomma, «abbiamo una segreteria che rispetta i valori in campo» prosegue il segretario, che non si attende rivendicazioni particolari dagli Zingarettiani, maggioranza relativa all’interno della segreteria: «Non ne vedrei il motivo».

«Certo che non rivendichiamo niente - replica Marco Carra, uno dei referenti della mozione Zingaretti - ma bisogna capire che gli equilibri scaturiti dal congresso provinciale, e che si erano tradotti nell’assemblea provinciale con il 75% di posti ai renziani e il 25% a Sinistra dem, non esiste più. Serve l’intelligenza per capirlo e muoversi di conseguenza». Insomma, un avviso ai naviganti: «La vittoria di Zingaretti - dice - è stata strepitosa, e non c’è dubbio che noi continuiamo ad essere un esempio di gestione unitaria per il nazionale perché stiamo lavorando bene. Ripeto, non abbiamo pretese, ma la linea politica è totalmente cambiata. Sarebbe singolare che, dopo aver archiviato la stagione del renzismo, si volessero praticare le politiche renziane».

A rappresentare gli ex renziani è Elena Bonetti, coordinatrice della mozione Giachetti: anche per lei l’unità del partito è un valore da perseguire dove non c’è e da preservare laddove, come a Mantova, è stata raggiunta: «Il partito - spiega - con il congresso provinciale aveva assunto una scelta unitaria chiara, e non di facciata. La segreteria attuale rappresenta le tre anime del congresso nazionale e con il metodo di lavoro adottato finora si può arrivare ad una sintesi progettuale efficace. Possiamo essere d’esempio al partito nazionale per fare un gioco di squadra per un obiettivo unico: prepararci al meglio per le prossime elezioni amministrative ed europee».

Sul tasto dell’esempio per Roma, «e di come dovrebbe funzionare un partito», insiste anche Giovanni Buvoli, vicesindaco di Mantova e coordinatore della mozione Martina: «I cittadini- dice - hanno riconosciuto che l’attuale governo giallo-verde è pericoloso per l’Italia e ci hanno indicati come la possibile strada dell’alternativa. La vittoria di Zingaretti - riconosce - è stata chiara e netta, come la richiesta di cambiamento rivolta al Pd, e la volontà del popolo va rispettata: basta, quindi, con il fuoco amico perché il nemico è fuori non dentro di noi. Quanto alla segreteria provinciale, essa è rappresentativa del territorio e non credo ci sia necessità di ritoccarla». —
 

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