Mantova, in due anni carichi eccezionali raddoppiati: cresciuto il traffico che gravita su Valdaro

Da 988 richieste nel 2016 si è passati a 2.013 nel 2018. Tra le strade interessate agli itinerari ci sono la Goitese e l'Ostigliese. Il presidente della Provincia, Morselli: "Con i limiti imposti da Anas e Autostrada del Brennero un’alternativa valida per movimentare simili carichi è quella via acqua"

MANTOVA. Per tutti i viaggi, è calcolata ogni singola curva. E incappare in una rotatoria di raggio ridotto può rivelarsi un errore madornale.

Eppure i trasporti eccezionali sono in forte aumento: per alcune componenti meccaniche o infrastrutturali, del resto, è l’unico sistema di trasporto possibile. Confermano il trend i dati diffusi dalla Provincia, che su delega della Regione è responsabile del rilascio delle autorizzazioni per il passaggio dei giganti della strada. I numeri indicano un raddoppio delle pratiche di tipo multiplo (i veri e propri carichi eccezionali, come travi o turbine): da 988 richieste nel 2016 si è passati a 1.876 pratiche nel 2017 e a 2.013 nel 2018.

E sono cresciute anche le pratiche di tipo periodico (da 3.755 a 4.699), quei tipi di trasporto che non hanno bisogno di un percorso analitico prestabilito e che necessitano di permessi annuali o biennali. Insieme con il numero delle pratiche sono aumentate anche le entrate della Provincia: dai 600mila euro del 2016 agli 870mila del 2018. Per i trasporti eccezionali di tipo multiplo, gli itinerari sono diretti o provengono prevalentemente dal Porto di Marghera e dal Porto di Valdaro. Tra le strade più interessate ai loro percorsi ci sono la provinciale 10 (Mantova-Cremona), le tangenziali cittadine, l’Ostigliese, la Goitese.

«L’incremento dei trasporti eccezionali è senza dubbio significativo. I dati dal 2016 al 2018 e i primi mesi del 2019 confermano questo trend. Un forte sviluppo, che stimiamo oscilli tra il 45/50% – sottolinea il presidente della Provincia Beniamino Morselli – c’è stato nei traffici che gravitano attorno al porto di Valdaro. Con i limiti imposti da Anas e Autostrada del Brennero, che vietano il transito sui ponti ai carichi superiori alle 44 tonnellate, un’alternativa valida per movimentare simili carichi è quella via acqua. Il trasporto eccezionale via acqua su chiatta offre, tra l’altro, un importante vantaggio: singoli pezzi trasportati su tanti diversi mezzi pesanti, possono essere ricomposti sulla chiatta».

E mentre si è verificato un leggero calo nelle attività delle banchine del porto di Mantova dovuto alla diminuzione del numero di container, proprio il numero dei colli eccezionali trasportati via acqua è aumentato.

Secondo le stime della Provincia il valore in termini di indotto sul porto di questi trasporti è triplo rispetto a quelli convenzionali. Il problema è arrivarci, alla via d’acqua. «Questi carichi - prosegue Morselli - portano risorse nelle casse della Provincia, che però non compensano i danni che provocano quando attraversano le nostre strade. L’economia non si può fermare ma dovrebbero essere create le condizioni perché le aziende utilizzino di più la ferrovia». E per migliorare l’intermodalità: l’integrazione tra la via d’acqua e la ferrovia è perfettibile. Per raggiungere il mare ci sono ancora problemi, per esempio, per alcuni ponti in territorio veneto che non consentono il passaggio delle chiatte. «Ci stiamo attivando con il Veneto e con il Porto di Venezia e i risultati dovrebbero arrivare». 

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