A Mantova canti, firme e striscioni: la libertà delle donne dice no alla violenza

Manifestazioni davanti a Prefettura, scuole e Comune. Il movimento “Non una di meno” chiede più consultori 

MANTOVA. «Io cercavo solo le tue carezze, ora che tu l’hai fatta finita, ora che tu mi hai tolto la vita, sarai contento. Non dire amore: non sei degno di questa parola». Sono alcune delle frasi intonate l'8 marzo durante la manifestazione organizzata davanti alla prefettura dal movimento “Non una di meno”.

In una sessantina hanno partecipato al presidio, tante donne e ragazze con al collo un fazzoletto rosa, ma anche alcuni ragazzi. Tra i temi trattati, la violenza di genere, ma anche il decreto sicurezza. «Siamo tutte clandestine» e «Violenza è questa forma di accoglienza. Libertà dalla precarietà e libertà di movimento» sono alcune delle scritte sugli striscioni.

«Non crediamo nei confini ma nella libertà di movimento – dicono le referenti del movimento – con il decreto sicurezza si passa da un percorso di accoglienza e inserimento a un puro assistenzialismo. Quella degli operatori diviene un’operazione di controllo».

Nella mattinata, alcune partecipanti si sono recate in Comune per portare le firme contro la legge Pillon, «un disegno che peggiora la situazione di quelle donne che vogliono denunciare e divorziare e dei loro figli» spiegano le manifestanti. Altre hanno invece appeso uno striscione con la scritta «diritto alla salute e sessualità, più consultori in ogni città» davanti alla sede dell’ex consultorio a pochi passi dalla prefettura e un altro con le parole «il patriarcato uccide le donne e assolve con le tempeste ormonali» davanti al tribunale.

Il primo messaggio sottolinea l’importanza di continuare ad avere consultori gratuiti e ribadisce il diritto di abortire, sempre sotto attacco. Il secondo evidenzia come le sentenze non difendano le donne e che una tempesta emotiva non può diventare un’attenuante. Nella tarda mattinata il gruppo si è spostato in via Tasso tra gli istituti di scienze umane, geometri e ragioneria.

Qui sono stati appesi altri manifesti relativi all’istruzione per promuovere un’educazione differente in cui i testi scolastici tengano conto delle donne importanti del passato e basata su testi non sessisti e non legati alla famiglia tradizionale. Nel pomeriggio terzo appuntamento in via Pescheria con musiche, interventi e letture di testi.

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