La Corte d’appello riduce di diciotto mesi la condanna a Muto

Al costruttore 5 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata: ha svuotato i beni di due delle sue società per dare ossigeno finanziario alla Lagocastello srl 

BRESCIA. La Corte d’appello di Brescia ha ridotto la pena inflitta in primo grado ad Antonio Muto, condannato dal tribunale di Mantova a sette anni di reclusione per bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata. I giudici bresciani lo hanno assolto da un paio di episodi e la pena è stata ridotta a cinque anni e sei mesi. Il procuratore generale aveva chiesto invece la conferma della condanna di primo grado. Gli avvocati difensori non hanno presentato alcuna richiesta relativamente alla sospensione degli arresti domiciliari. La ragione è evidente. Tale “pre sofferto” come viene definito in gergo, può portarlo a scendere sotto i quattro anni e quindi consentirgli di evitare il carcere.

Muto è stato condannato per aver svuotato i beni di due delle sue società per dare ossigeno finanziario alla Lagocastello srl, immobiliare che avrebbe dovuto costruire il quartiere residenziale in riva al lago Inferiore, progetto franato dopo una battaglia legale di anni. Il collegio dei giudici mantovani si era anche pronunciato sulla richiesta danni – per un valore di sedici milioni di euro – avanzata dalle due società appartenute all’imprenditore cutrese che, entrambe fallite, sono oggi rappresentate dai curatori: sono Le Costruzioni srl e l’Immobiliare Edera. La Procura generale, come già accennato, aveva confermato la richiesta di pena del primo grado, mentre i difensori del costruttore avevano puntato all’assoluzione o in subordine, alla riduzione della pena. Che è avvenuta.

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